L'intervento di Paolo Gentiloni, Ministro delle Comunicazioni

Nonostante alla RAI sia stato fatto un contratto di servizio in cui si prevede la tutela di una serie di soggetti come donne e minori, ancora «non è entrato in vigore perché, dopo aver avuto il parere della Commissione Parlamentare di Vigilanza, ha bisogno di una approvazione definitiva».

 


 

L’eccesso di affollamento pubblicitario effettivamente è un problema da tanti punti di vista, per un dato generale che identifica solo nella fascia oraria dalle 13 alle 18 (nel 2006) più di 4milioni 200mila secondi di pubblicità, pari a 97 spot ogni ora.

Il problema, più in generale attiene «a media e minori, televisione e minori, il web e minori con insidie che, almeno sui grandi modelli culturali non vengono, prevalentemente dalla pubblicità».

Tutti i paesi sentono una «assoluta necessità di norme, di regole di riferimento» perché i bambini guardano la televisione a tutte le ore ed i 10 programmi più visti dai minori dai 4 ai 12 anni sono tutti in prima serata e nessuno in fascia protetta. Poi c’è internet dove le tutele sono minori e meno sperimentate di quelle per la televisione.

Servono allora delle «norme di principio» per l’estensione della tutela dei minori anche ai mezzi non televisivi e passi in più nella protezione delle fasce protette, con una normativa che deve evolvere a tutela integrata su tutto il sistema informazione.

Non è realistico in assoluto -precisa il Ministro- eliminare l’utilizzo dell’immagine dei bambini in pubblicità, si deve perciò puntare su strumenti come i codici di autodisciplina per mostrare una fortissima attenzione alle pubblicità in cui compaiano dei minori.

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