Vite umane e regole del mare: richiamo dell'Unhcr

l'Unhcr l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, pur consapevole delle difficoltà dei paesi mediterranei nel far fronte ai ripetuti arrivi di gruppi di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, sottolinea come “il principio dell'assistenza alle persone in pericolo in mare dovrebbe sempre essere prioritario”. A seguito dei casi delle “imbarcazioni precarie o alla deriva con a bordo un numero elevato di persone che tentavano di raggiungere l'Europa ignorate o lasciate in balia delle onde” ribadisce l'obbligo di salvare vite in mare e chiede ai governi “di rafforzare il coordinamento e la cooperazione nelle operazioni di soccorso per far sì che simili episodi non si ripetano”. (fonte:redattoresociale)

27 africani rimasti aggrappati per tre giorni ad una gabbia per tonni trainata da un rimorchiatore maltese; 52 persone tratte in salvo il 25 maggio, dalla Guardia Costiera italiana (avvistate in precedenza da un velivolo maltese che non aveva lanciato l'allarme); 53 persone, la maggior parte di origine eritrea, risultano disperse da più di una settimana nelle acque tra Malta e la Libia, nonostante gli sforzi di ricerca della Marina Militare e della Guardia Costiera italiane...

L'Unhcr chiede in particolare al governo maltese “di ratificare i recenti emendamenti alle convenzioni marittime - la Convenzione sulla ricerca e soccorso in mare del 1979 (SAR) e la Convenzione internazionale per la sicurezza della vita in mare del 1974 (SOLAS) - che mirano ad affiancare l'obbligo per gli stati di cooperare nelle operazioni di ricerca a quello dei capitani delle imbarcazioni di fornire assistenza in mare. Malta è uno dei pochi paesi a non aver sottoscritto questi emendamenti”.

Alla luce di tali gravi episodi, l'Unhcr esorta la Commissione europea ad intraprendere ulteriori azioni per riaffermare e delineare la responsabilità degli stati membri di salvare vite in mare e permettere lo sbarco di chi viene soccorso.

 

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