LAVORO: le tutele arginano la precarietà

ROMA - Un convegno Acli del 15 Novembre dal titolo il “Lavoro frammentato” ha analizzato le questioni del precariato, dei lavoratori stranieri, delle donne, dei giovani, degli over 50. Categorie di lavoratori che, spesso prive di tutele per la mancanza di un contratto, o con contratti troppo brevi perché se ne possa garantire una reale rappresentanza, diventano parte -ed espressione- di un meccanismo che nel mercato del lavoro alimenta la precarietà, più che la flessibilità.

Lo dimostrano anche i dati diffusi il 13 novembre dal Ministro per il Lavoro Cesare Damiano, dai quali risulta che nel 2006 i lavoratori con contratto a termine erano 2.719.000, senza contare le collaborazioni e le prestazioni occasionali. Il rischio di una mancata rappresentanza dei precari nel sindacato è ammesso anche da Giuseppe Acocella, vicepresidente Cnel (Consiglio nazionale dell"economia e del lavoro) e denuncia “un orizzonte etico e politico che nega la rappresentanza del lavoro”. Più di un quarto di chi viene assunto per la prima volta con un contratto di collaborazione, infatti, non riesce a inserirsi in un posto lavorativo stabile, mentre il 36,2% dei giovani, dopo 3 anni dal primo contratto, lavora ancora a tempo determinato. Per le donne lavoratrici il problema sembra essere sempre quello della conciliazione dei tempi del lavoro coi tempi della vita, anche se questa è davvero solo la punta dell’iceberg. Il vero obiettivo, evidenziano i lavori del convegno, deve essere quello di una “riforma organica” degli ammortizzatori sociali insieme all’estensione a tutti i lavoratori del sostegno al reddito nei periodi di intermittenza lavorativa. (Fonte Redattore Sociale)

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