Diritti Umani : in Birmania non si fermano gli arresti

RANGOON - A settembre la rivolta dei monaci Buddisti contro il caro vita ed i soprusi della giunta militare del paese, ottengono risonanza ed attenzione internazionale. Scontri, arresti, uccisioni, inclusa quella del fotoreporter giapponese Kenji Nagai, sollecitano la mobilitazione della comunità internazionale e l’intervento dell’ONU. Si risveglia una rinnovata solidarietà popolare che riaccende i riflettori anche sulla condizione della dissidente, già Premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi posta dalla giunta militare agli arresti domiciliari, e di fatto isolata dal mondo, sin dal 2003.

Trascorsi i primi clamori, sfumato l’interesse internazionale, resta la situazione di un paese in cui, come denuncia Amnesty International, sono continuati gli arresti di attivisti politici nonostante l’impegno assunto dal primo ministro Thein Sein, di fronte al Rappresentante speciale dell’Onu Ibrahim Gambari, che non vi sarebbero stati ulteriori fermi. Secondo l’organizzazione nelle carceri di Myanmar ad oggi si trovano oltre 700 persone arrestate durante e dopo le manifestazioni di settembre, oltre a 1150 prigionieri politici di vecchia data.

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