Procura di Reggio: cimici e manomissioni

ROMA - Ilaria Alpi e Miran Hrovatin furono uccisi a Mogadiscio il 2 Marzo di 14 anni fa. Un caso ancora aperto, al centro di un intreccio di smaltimento illegale di rifiuti tossici in Somalia, con collegamenti anche con il traffico di armi, sul quale molteplici sono stati gli ostruzionismi, i depistagli, e le manomissioni dei documenti. Come fu per il certificato di morte, o per gli appunti di Ilaria, ora si vengono a perdere ulteriori documenti, questa volta tra quelli custoditi nell’archivio della Procura di Reggio Calabria. Solo un caso che, proprio in quella procura, il 22 aprile sia stata ritrovata una microspia nel corso di una bonifica dei locali a cura dei carabinieri del ROS?

Se la questione della cimice diventa immediatamente di dominio pubblico, non altrettanto avviene per la sottrazione di documenti da un fascicolo. Il percorso dell'informazione comincia con una nota del sostituto procuratore generale Francesco Neri, inviata il 31 gennaio al suo procuratore generale Giovanni Marletta. Neri scrive per informarlo di alcune minacce subite, ricostruisce le principali indagini che ha seguito, ed inserisce anche l’informazione sul fascicolo Alpi/Hrovatin: “violato il plico sigillato e custodito nell’archivio della procura della Repubblica di Reggio Calabria”, faldone che appare “danneggiato da un lato” e dal quale sono “scomparsi i documenti di ben 11 carpette numerate delle 21 rinvenute”. Si legge su l’Espresso del 17 Aprile: «Fatti gravissimi che richiedono un approfondimento di magistrati ed istituzioni», per Luciana e Giorgio Alpi, genitori della giornalista assassinata. «Chi ha avuto accesso a quella preziosa documentazione? E chi ancora trama per nascondere la verità?» I genitori della Alpi aspettano risposte, «in attesa di una nuova commissione parlamentare d’inchiesta».

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