SIGEP 2026 Sicilia, donne e innovazione

SIGEP 2026 - Nel cuore pulsante del SIGEP 2026, nell’anno in cui la cucina italiana viene proclamata patrimonio immateriale UNESCO, mi sono avventurata tra i profumi inebrianti e la creatività dei padiglioni della fiera, incontrando per il segmento farine, pani, lieviti e panificazioni, la tipica Brioscia col tuppo siciliana, un prodotto iconico della Trinacria tanto quanto il cannolo, che nel nostro caso diventa anche testimonial del ruolo delle donne nella pasticceria moderna. Un incontro con cui ci si immerge in un racconto di passione e di autentica cultura Made in Sicily.

Un’impresa familiare

L’impresa Siculabriosce nasce ad Acireale negli anni Novanta, in un laboratorio artigianale dove la tradizione si mescola al coraggio della sperimentazione. La fondatrice, una donna decisa e risoluta, costruisce insieme al figlio Lucio una realtà che si consolida grazie alla forza del sogno e della determinazione.

Parlo con Sabrina, moglie di Lucio, che oggi guida con orgoglio e visione un’azienda che ama, di cui sottolinea l’artigianalità e la tradizione familiare. Siamo nel racconto di uno sguardo rivolto al futuro che affonda radici ben salde nella memoria, di un sapere che si tramanda tra generazioni, che oggi porta la pasticceria siciliana e la tradizionale brioscia col tuppo oltre i confini dell’isola.

Una «brioscia siciliana che gira il mondo» (Europa, USA, Australia) anche grazie a un packaging (incarto) innovativo, una particolare capsula salva freschezza monoporzione, interpretato in chiave contemporanea per accompagnare il viaggio della cultura del gusto anche oltre i confini dell’Isola.

La presenza femminile, poi, è il fil rouge che attraversa la storia di questa realtà aziendale: donne che sperimentano, innovano, gestiscono e realizzano una idea imprenditoriale dove sono soprattutto mani di donne (il 70% dello staff è femminile) che impastano e preparano queste delizie.

Sabrina Rizzo, con il suo stile diretto e la sua passione, è un esempio di leadership al femminile in un mondo, quello della pasticceria, dove sempre più donne stanno lasciando un segno. Una manager che presenta orgogliosamente tanto la propria azienda quanto lo staff: nello stand (e in azienda) oltre alle dipendenti sono presenti e collaborano, marito, fratello e figlia.

Ingredienti locali e olio EVO: la scelta della qualità

Alla base delle creazioni di quello che si autodefinisce un «grande laboratorio dolciario artigianale» troviamo segnali di una filosofia precisa e di una filiera corta e consapevole: l’utilizzo di ingredienti locali di altissima qualità, come farine qualitative, latte fresco, burro, strutto della tradizione e soprattutto olio extravergine d’oliva del territorio, testimonia una scelta etica e una precisa direzione tecnica.

L’utilizzo dell’olio EVO, in particolare, conferisce alla ricetta di questa brioche una fragranza particolare, una sofficità persistente e una texture setosa che avvolge il palato, oltre a un’accresciuta durabilità: l’olio EVO è a tutti gli effetti un conservante naturale. L’attenzione nella selezione delle materie prime, insieme alla passione per la qualità e il ruolo centrale delle donne, sono il segreto di una pasticceria che punta all’eccellenza, rispettando il territorio e valorizzando le sue peculiarità.

La texture della brioche

Analizzare tecnicamente la “brioscia col tuppo” richiede lo stesso rigore che si riserva ai grandi lievitati come il panettone. Visivamente, la brioche si presenta con una superficie dorata, uniforme e appena lucida. La sua struttura interna è caratterizzata da una maglia glutinica ben sviluppata, con alveolatura fine e regolare, segno di una lunga lievitazione naturale. Al tatto, si percepisce una morbidezza che ritorna elastica alla pressione, mentre all’assaggio la consistenza risulta ariosa, scioglievole, burrosa e, grazie all’olio EVO, mai pesante. Le sue fragranze che richiamano le note agrumate e vanigliate tipiche della pasticceria siciliana offrono all’esperienza sensoriale quell’invito all’urgenza d’assaggio che si concentra sul tuppo: secondo rito, infatti, è al tuppo che si dedica il primo morso!

Brioche col tuppo: storia di un’icona

La “brioscia col tuppo” è molto più di un dolce: rappresenta infatti un simbolo di identità e convivialità oltre ad essere un’icona della pasticceria siciliana. Il suo nome deriva dal tipico chignon (in francese toupet) delle donne dell’isola a cui la forma della brioche è ispirata.

Nata storicamente come accompagnamento a granita o gelato, la sua ricetta che si tramanda da tempo immemore, prevede ingredienti semplici ma selezionati: farina, latte, zucchero, uova fresche, lievito, scorza di arancia o limone, vaniglia e strutto.

Il risultato è una brioche soffice e profumata, perfetta sia da sola che farcita o inzuppata nella granita, secondo la più autentica tradizione siciliana. Un prodotto che però, nella variante più commerciale, trova giocoforza l’aggiunta di qualche altro ingrediente e stabilizzante.

Dolci delizie ma con moderazione

La pasticceria siciliana è un patrimonio di gesti lenti, di ricette antispreco, di sapienza che riecheggiano e filtra dai corridoi dei monasteri. Sapori antichi e antiche ricette custoditi e tramandati come tesori. Non è un segreto quanto dolci e pasticceria esercitino un fascino irresistibile sulle persone, diventando per grandi e piccini oggetto di desiderio quotidiano.

Tuttavia, è importante ricordare che il consumo eccessivo di zuccheri può comportare rischi per la salute; bisogna allora concedersi a queste delizie con moderazione, privilegiando la qualità e la genuinità degli ingredienti e moderando le porzioni.

Vision Sguardo al futuro nonostante tutto

Nell’anno in cui la cucina italiana viene riconosciuta patrimonio immateriale UNESCO, il SIGEP 2026 si conferma palcoscenico imprescindibile per le eccellenze dolciarie e artigianali del mondo e del nostro Paese.

Quest’edizione, in particolare, ha proposto una straordinaria varietà di specialità, dalla pasticceria regionale ai grandi lievitati, dai laboratori innovativi agli show cooking delle nuove generazioni.

Senza dimenticare gli abbinamenti particolari come “Sapore di Pane & Gelato”, la gara tra pasticceri della Regione Emilia-Romagna proposta da CNA e CNA Rimini, che ha messo in gara quattro coppie, ciascuna espressione di un laboratorio di gelateria e uno di panetteria, appartenenti a quattro diversi territori: Rimini, Parma, Ferrara e Bologna.

SIGEP 2026 si conferma una manifestazione che oltre a valorizzare prodotti e maestranze, offre molti spazi di riflessione e confronto su sostenibilità e futuro del settore alimentare, in un dialogo ricco e trasversale, fondamentale per interpretare le sfide del futuro con uno sguardo inclusivo e condiviso.

In un anno speciale per la cucina italiana, la valorizzazione delle eccellenze artigianali, degli abbinamenti inconsueti, del lavoro femminile, della multiculturalità (alla fiera SIGEP partecipano oltre 160 diversi Paesi) e del dialogo tra ingredienti, rendono l’enogastronomia un patrimonio comune.

Un patrimonio capace di resistenza che, nonostante l’infuriare di guerre che avvelenano il mondo e di battaglie politiche e commerciali che schiacciano il comparto alimentare sotto il peso della nuova oppressione (e ossessione) dei dazi, insieme a quello della tavola e della convivialità, rappresenta in questi tempi difficili forse uno dei pochi valori ancora capaci di unire e riunire. Senza troppi distinguo, senza sospetti e soprattutto senza discriminazioni.

Riproduzione Riservata© - Crediti: Foto di Eva Panitteri @Sigep2026 per P&G

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