EUROPA Parità salariale da rafforzare

PARITA' DI GENERE - Al Parlamento Europeo, in un’audizione congiunta le Deputate delle Commissioni FEMM (Diritti della Donna) e EMPL (Occupazione e Lavoro) del PE hanno analizzato e discusso la Proposta di Direttiva della Commissione Europea incentrata su «l’applicazione del diritto fondamentale alla parità di remunerazione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o un lavoro di pari valore» come iscritto nell’articolo 157-p3 del TFUE (Trattato sul funzionamento dell’UE).

Già l’obbligo della Parità salariale nell’Unione europea era assicurato dalla Direttiva 2006/54/E che nel 2014 veniva attualizzata da una Raccomandazione della Commissione. Ma, il Parlamento Europeo, constatando pochi miglioramenti in questi ultimi anni, aveva sollecitato il nuovo intervento legislativo con la Risoluzione del 16 gennaio 2021. L’obiettivo del testo in esame, oltre a rafforzare l’applicazione del principio di parità di remunerazione tra uomini e donne, prevede ‘il divieto di qualsiasi discriminazione di genere attraverso nuove misure vincolanti di trasparenza salariale e un aggiornamento dei relativi meccanismi di attuazione’. Entro il 2025, nell’ambito della Strategia europea per le pari opportunità 2020-2025. Va ricordato che la Parità di Genere costituisce uno dei valori fondanti e una missione essenziale dell’UE (Trattati di Roma, 1957).

Nonostante la solida base di protezione, la svalutazione sistemica del lavoro delle donne resta ancora d’attualità e i percorsi della parità lenti e travagliati: la forbice salariale è pari al 14,1% e in certi casi il lavoratore è pagato sino al 25 o 30 per cento più della lavoratrice. Esiste ancora il soffitto di cristallo in Europa. Necessario allora rimuovere le cause profonde delle differenze salariali, agire per la prevenzione della violenza (Convenzione di Istanbul), arginare la povertà di genere considerandone anche le ricadute sulle pensioni. Necessario soprattutto, nella valutazione del lavoro applicare criteri non legati al genere, quali competenze, formazione, responsabilità.

Le europarlamentari hanno ascoltato il parere di esperti ed esperte, ricercatrici e ricercatori universitari: presente l’esponente di una Rete giuridica, 36 paesi, che lavora a contatto con la Commissione sul ‘valore della parità salariale e sulle misure di parità salariale’. Ne faceva parte anche la giurista belga Éliane Voghel-Polscky, già nota in Italia. Partecipavano la Lobby europea delle Donne, la confederazione europea dei Sindacati, rappresentanti dei datori di lavoro, delle imprese, della società civile. La proposta di Direttiva è stata accolta positivamente e definita coraggiosa in un momento storico in cui rimettere al centro il tema della parità torna fortemente necessario. Una tappa strategica per avanzare con dossier strategici e innovativi e porre fine alla discriminazione.

Presenti oltre la presidente della ComFEMM del PE, Evelyn Regner, la Commissaria europea alla Parità, Helena Dalli, la Vice Presidente della Commissione europea Vêra Jourová (Valori e Trasparenza. Precedentemente Commissaria per la Parità) che affianca Ursula von der Leyen. Le alte rappresentanti insistono soprattutto nel richiedere misure pertinenti e precise sulla trasparenza salariale o di affinare, chiarire eventuali limiti del testo proposto, poi da votare - per esempio dove si parla della valutazione della direttiva 8 anni dopo la sua entrata in vigore ritenuti troppi; ma anche ulteriori chiarimenti sui metodi d’azione degli organismi di supervisione e sul ruolo dei rappresentanti sindacali. Insistono sull’applicazione della trasparenza salariale non solo per le imprese con oltre 250 dipendenti, ma a tutti i luoghi di lavoro.

L’Europa deve risollevarsi dalla Pandemia Covid-19 che ha visto le donne rispondere per prime all’emergenza, anche se sottopagate, in lavori critici e precari, donne con una vita a rischio di vecchie e nuove povertà. E' tempo di porre fine alla discriminazione, al tabù dei salari. Non aspettare ancora 100 anni ma accelerare il percorso per arrivare a quanto promesso. Per questo, sostengono le addette e gli addetti ai lavori sopracitati, deve esserci il sostegno del PE e del Consiglio sulla nuova Direttiva.

Marisa Giuliani (Bruxelles, 1/2 Maggio 2021)

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