VIOLENZA La guerra dell’Iran alle donne

ESTERI @ IRAN - In Iran le donne sono scese in piazza, hanno sfidato il regime, gettato il velo, tagliato i capelli, mobilitato l’intero Paese a seguito dell’uccisione della 22enne #MahsaAmini (Jina Amini**) da parte della polizia morale a detta della quale “non indossava correttamente il velo”. La morte della donna, trovata morta il 16 settembre all'interno della cella dove era stata imprigionata, impone di domandarsi come si giudichino i reati in quel Paese. Se una ragazza che non indossi correttamente un velo può essere arrestata e ammazzata di botte, perché diventa rea di poter suscitare pensieri impuri negli uomini che la vedano, cosa si prevede per gli uomini che, di fatto, ne hanno causato la morte? L’impunità?

“La sua uccisione da parte della polizia morale iraniana è un episodio violentissimo che fa parte di una più ampia guerra contro le donne, combattuta ogni giorno non solo in Iran, ma ovunque vengano oppressi i più elementari diritti delle donne” denuncia Maura Cossutta, presidente della Casa internazionale delle donne di Roma in una intervista* all’agenzia DIRE. Non una discriminazione ma “un crimine, consumato sulla pelle di una ragazza di appena 22 anni”.

Tra gli oltre mille arresti condotti per sedare le proteste, anche l’attivista Faezeh Hashemi, figlia dell'ex presidente Akbar-Hashemi Rafsanjani, arrestata con l’accusa di aver istigato e fomentato i disordini, dopo aver definito l’uccisione di Mahsa Amini "terrorismo di Stato". Questo accade in uno Stato che prevede e difende una polizia dedicata alla censura delle donne, vagheggia ingerenze occidentali nei disordini popolari e che fa sparare sulla folla che protesta causando decine di morti uccidendo, indiscriminatamente donne, uomini e diritti umani.

“In Iran c’è una gran parte del paese che scende in piazza per una svolta, sono le donne a guidare questa rivolta” e la stampa italiana, con le Commissioni Pari opportunità di sindacato e Ordine, Cnog, Usigrai, FNSI e le associazioni Giulia Giornaliste e Articolo21, si impegna ad «accendere l'attenzione» sulle proteste in corso, anche perché «la chiusura di internet e di WhatsApp impedisce di veicolare immagini e notizie. La mobilitazione dei media è, oggi, ancora più indispensabile, contro la negazione della libertà di espressione e dei più elementari diritti.». (ANSA 27/09/2022)

Si tratta di dare voce alla repressione delle proteste da parte di uno Stato che si ostina a negare che un popolo possa indignarsi per l’uccisione delle sue figlie per futili motivi. Che si ostina a negare che un popolo possa dissentire con chi pensa che le donne vengano demonizzate quando sono gli uomini (certi uomini) che su di loro fanno pensieri violenti e azioni anche peggiori.

Leggiamo su Cosmopolitan** «L’ironia è che il suo nome era Jina (che in curdo significa Vita – ndr). È stata privata del suo nome di battesimo, un nome curdo, in base a leggi pensate per oscurare l’esistenza del suo popolo, i curdi», ha scritto su Twitter la giornalista Rasha Al Aqeedi. «Mahsa era il nome persiano sul suo passaporto, ma il suo vero nome era Jina». «Say her name, Jina Amini», ha aggiunto la giornalista. A partire dalla rivoluzione islamica del 1979, che trasformò il Paese in una repubblica islamica sciita, in Iran i genitori devono scegliere i nomi da dare ai loro figli sulla base di una lista approvata. Si tratta di uno dei tanti mezzi con cui il governo impone una certa linea culturale e religiosa e di uno dei simboli più chiari dell'oppressione del popolo iraniano che assume molteplici sfaccettature. In questo caso, la ragazza che conosciamo come Masha, in realtà veniva chiamata da amici e familiari "Jina", con un nome curdo proibito perché inserito dalle autorità tra quei nomi "stranieri", non islamici o che richiamano il cosiddetto "nazionalismo etnico". Jina veniva da Saqqez, nel Kurdistan iraniano, ad ovest del Paese, dove risiedono molti membri della minoranza curda.

*Intervista del 22/09/2022 di Vincenzo Giardina per Dire (https://www.dire.it/22-09-2022/794751-cossutta-casa-delle-donne-occidente-vergogna-sei-muto-sulliran-come-sullafghanistan/)

**Articolo di ELISABETTA MORO del 28/09/2022 per Cosmopolitan (https://www.cosmopolitan.com/it/lifecoach/a41406094/mahsa-amini-jina-proteste-iran-nome-news/)

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