NELLA MARCELLINO Deputata, Partigiana, Sindacalista

DONNE SPECIALI - Nel 2005 abbiamo incontrato Nella Marcellino per scriverne la storia di lavoro e di vita. Lunghi giorni ad ascoltare e ancora lunghi giorni a scrivere di lei (e per lei) della sua vita da giovane, dell'impegno politico e di quello sindacale. Chi la voglia conoscere può farlo leggendo questo racconto che rispecchia fedelmente la sua vita e le sue parole. Nella Marcellino ha rivisto e approvato il testo che segue, realizzato nel 2005 per CGIL FILTEA. (Riproduzione riservata)

Introduzione
Quando ricordiamo le donne che hanno fatto la storia del nostro Paese, l’incontro con Nella Marcellino suscita un certo stupore: tutto di lei, la storia famigliare, il percorso personale, il curriculum e le vicende di una intera vita le conferiscono un ruolo speciale.
In prima linea nella resistenza, dirigente di partito, deputata, sindacalista, impegnata nel campo dei diritti e del sociale, si distingue per l’agire concreto di una vita che fa nascere la necessità di ricollegare il presente con la storia.
Valorizzando il patrimonio delle figure più significative dell’immagine e della memoria del percorso sindacale, questa è Nella Marcellino come la conosciamo dai suoi racconti e dalle sue stesse parole.

I primi anni (1923-1940)
Nasce a Torino nel 1923. La madre Maria, collettrice sindacale al primo stabilimento FIAT, partecipa nel 1920 all’occupazione delle fabbriche. Il padre, Guglielmo, che proviene dai circoli socialisti, alla nascita del partito comunista, nel 1921, ne diventa uno dei fondatori nel quartiere Mirafiori.
Impossibile già in premessa, per questa famiglia, non attrarre l’attenzione della polizia. Un primo arresto del padre si tramuta, per un tentativo di reazione, nella traduzione in carcere di moglie e marito. A questo primo arresto seguono numerose vessazioni: il padre licenziato e ricercato nuovamente dalla polizia, per sottrarsi alla rappresaglia politica cerca di espatriare e, dopo vicissitudini varie, raggiunge Parigi dove trova lavoro.
Nel 1929 Nella e la madre lo raggiungono lasciando l’Italia alla volta di Parigi. È un periodo di frequenti spostamenti durante il quale il padre, che lavora nella spedizione dei giornali, mantiene comunque contatti con il partito comunista sia in Francia che in Italia. Nel 1931 la famiglia si trasferisce a Bruxelles. Qui il padre, per incarico del soccorso rosso internazionale, organizza l’espatrio di perseguitati politici verso l’Unione Sovietica.
Nella compie dunque i primi studi in Belgio ma già nel 1938 torna a Parigi con i genitori. Scelta e impegno politico si manifestano quasi naturalmente anche in virtù dell’influenza delle scelte del padre, del clima famigliare, delle esperienze e del vissuto. Gli albori dell’attività politica risalgono a questo anno con l’incontro con i giovani comunisti italiani residenti a Parigi e con quelli francesi, a sostegno della lotta per la repubblica in Spagna contro Franco. Durante il periodo dell’occupazione tedesca della città, poi, collabora strettamente con l’organizzazione dei giovani militanti comunisti francesi ed italiani.

Il rientro in Italia e gli anni della resistenza (1941-1944)
In virtù dell’epilogo della guerra spagnola con la deportazione dei combattenti italiani nei campi di concentramento francesi, successivamente con l’entrata dei tedeschi a Parigi e con l’ingresso in guerra dell’Unione Sovietica, nasce la decisione di rientrare a Torino: a Parigi, infatti, la polizia collabora con i tedeschi ed i giovani comunisti, ricercati, seppur protetti da generalità di copertura sono costretti ad entrare nell’illegalità.
Attraverso il padre Nella trova un contatto dal quale riceve informazioni sulla situazione in Italia insieme al nome di una persona da contattare una volta arrivata. Il rimpatrio, avvenuto in forma legale attraverso l’ambasciata, vede Nella, viaggiare con una valigia truccata nel cui doppiofondo sono nascosti dossier, liste di nomi di persone di cui è meglio diffidare insieme a soldi e documenti che serviranno per la riorganizzazione e la “ricostruzione” del PCI.
Stabilitasi nella casa della nonna paterna, una volta trovato lavoro e preso contatto con Massola -il dirigente per il quale portava i soldi e i documenti- si impegna nell’organizzazione di una rete di collegamenti che, attraverso i giovani operai, entri nelle fabbriche ma anche nei quartieri.
La doppia vita continua: contemporaneamente ad un impiego regolare presso il San Paolo di Torino, Nella svolge attività di diffusione dei testi dei discorsi che Togliatti tiene a Radio Mosca: qualcosa si riesce a captare con un apparecchio radio, così il tutto viene stenografato e poi battuto a macchia per la divulgazione.
Partendo dai contatti stabiliti con gli operai delle fabbriche torinesi, grazie alle drammatiche testimonianze degli alpini feriti e malati che tornano dal fronte russo, e sull’onda della drammaticità delle condizioni di vita dovute anche agli spaventosi bombardamenti alleati, si realizza lo sciopero generale del marzo del 1943. Imperniato oltre che su rivendicazioni economiche anche, pur se non apertamente, sul rifiuto del fascismo e della guerra, a Torino lo sciopero registra una larghissima adesione: partecipano circa 100 mila operai.
Dopo l’otto settembre 1943 (capitolazione senza condizioni dell’esercito italiano / proclamazione dell’armistizio - ndr) Nella lascia l’impiego ed entra in clandestinità. Con un gruppo di compagni, quella sera stessa è presa la decisione di costituire delle formazioni armate partigiane per far fronte alla nuova situazione. Il giorno dopo, a Barge (Cuneo), il gruppo prende contatto con il professore Ludovico Geymonat e con Pompeo Colajanni: quest’ultimo si è offerto di coordinare i primi nuclei di resistenza ed ha con sé il reparto di cavalleria di Pinerolo da lui comandato.
Gettate le basi per la resistenza, Nella torna a Torino dove per il periodo della lotta di liberazione riceve l’incarico di collegarsi settimanalmente con gli inviati di tutte le formazioni garibaldine del Piemonte. Si occupa contemporaneamente anche della stampa clandestina: dal “Triumvirato Insurrezionale Piemonte”, alle migliaia di volantini di propaganda e di mobilitazione di massa, alle edizioni locali dei giornali “l’Unità” ed il “Grido di Spartaco”.
Raimondo Luraghi nel suo “Il movimento operaio torinese durante la resistenza” edito dalla Einaudi nel 1958, parlando della riuscita dell’insurrezione torinese scrive così: “Del resto tutti hanno lavorato bene, ad esempio la Bruna (Nella Marcellino – ndr), per il lavoro di stampa che, con più di mezzo milione di copie di volantini tirati in pochi giorni, è stata una degli artefici del successo”.
Non il più semplice degli impegni però, vista anche la difficoltà di reperire tipografie disposte a correre il rischio di produrre tali materiali: piccolissime tipografie amiche, realtà prezzolate insieme anche la collaborazione dei tipografi de “La Stampa”, consentono comunque la riproduzione del necessario “materiale clandestino”.
A queste attività Nella affianca anche l’impegno presso il Comitato Regionale Piemonte diretto da Arturo Colombi. Questi, inviato a Torino per dirigere il lavoro politico, successivamente, e per motivi di sicurezza, condividerà con lei il domicilio sotto la copertura di una relazione coniugale.

Dalla clandestinità all’impegno politico (1945 - 1961)
La conoscenza con Colombi li porta a sposarsi a Bologna nel 1945 con rito civile.
Nella viene ora nominata responsabile della Commissione Femminile della Federazione di Bologna. Le donne di quelle zone, particolarmente attive contro i tedeschi ed i fascisti nel periodo della resistenza, offrono con il loro sostegno ai dirigenti del PCI l’occasione di ripensare gli obiettivi del partito. Una riflessione che fa considerare l’idea di una struttura che può rivolgersi alle persone, in grandi numeri, sensibilizzandole e mobilitandole sui problemi quotidiani. È così che sotto la propria dirigenza Nella lavora con le altre compagne per raggiungere un numero di iscritte pari a quello degli uomini (50mila).
Siamo nel 1948, anno dell’elezione di Nella alla Camera dei deputati nella circoscrizione Emilia-Romagna per il PCI con circa 53 mila voti di preferenza. Accetta inoltre la responsabilità della Commissione Femminile Nazionale del partito e si trasferisce a Roma.
Lascia la responsabilità nel 1951 per tornare a Milano, vicino al marito e qui viene eletta nel Comitato Federale, diventando coordinatrice della segreteria.
Nel 1954 su richiesta di Togliatti, che aveva un’alta considerazione delle capacità e delle conoscenze delle donne del partito, Nella viene nominata responsabile della Commissione di Organizzazione della Federazione di Milano, incarico per la prima volta conferito ad una donna. Sono questi anni particolari, in cui i rapporti con la DC sono estremamente tesi ed i militanti del PCI vivono momenti di persecuzione e discriminazione.
Nel 1956 un nuovo trasferimento la riporta a Roma dove dirigerà per la seconda volta la Commissione Femminile Nazionale, dando rinnovato impulso all’organizzazione delle lavoratrici e alla lotta per il diritto al lavoro e per la parità salariale. Sono anche gli anni in cui si comincia a considerare la questione femminile non più dall’unico punto di vista della parità di diritti in particolare nel lavoro, quanto anche dal punto di vista dei diritti civili e delle questioni di costume.

La prima esperienza sindacale (1961 - 1975)
Lasciato il lavoro politico di partito, agli inizi del 1961 accetta un incarico nella CGIL entrando nella segreteria della FILZIAT, il sindacato delle industrie alimentari, dello zucchero e del tabacco.
È un periodo di transizione per il settore: in molte regioni si passa dall’artigianato alla piccola e media industria, si rafforzano le grandi concentrazioni, comincia la competizione delle industrie italiane con le multinazionali straniere (Nestlé, Unilever). Nascono una serie di industrie nuove.
Si tratta di una realtà di grandi dimensioni, in via di strutturazione, con iscritti giovani, titolari di rapporti di lavoro per lo più stagionali e dove molte categorie sono ancora senza contratto di lavoro.
Appare subito chiaro che l’incarico comporta un impegno notevole, nonché uno sforzo di organizzazione, definizione e costruzione che apre una stagione di contratti dove si firmano anche gli accordi di pari trattamento per donne e uomini, settore per settore.

La FILTEA e la dirigenza nazionale (1976 - 1986)
Dopo gli “alimentaristi” nel 1976 viene chiamata a dirigere la FILTEA, la federazione dei lavoratori tessili e dell’abbigliamento in sostituzione di Sergio Garavini che entra nella Segreteria della CGIL. Probabilmente una particolare divisione dei poteri tra la componete socialista e quella comunista portano alla sorprendente nomina di due segretari generali: una dirigenza “ex aequo” tra Nella Marcellino ed Ettore Masucci.
La nomina avviene a metà degli anni che caratterizzano il periodo più importante dello sviluppo industriale del tessile di base, anni in cui il settore viene investito dalla profonda trasformazione conseguente all’avanzamento delle nuove tecnologie.
Fanno la loro comparsa i primi computers ed i robot: nelle grandi linee di produzione della filatura, della tessitura e della tintoria, è il momento del passaggio dalla meccanizzazione all’automatizzazione.
Cambiando i processi di lavorazione industriale, si rendono necessari aggiornamento e ristrutturazione aziendale. Il settore attraversa dunque un momento di profonda trasformazione e, se da un lato si assiste all’introduzione di tecniche nuove, allo sviluppo dell’industria dell’abbigliamento e della confezione, all’aumento del consumo delle fibre artificiali ed al ricorso all’automazione attraverso più moderni processi e macchinari di filatura e tessitura, dall’altro si verifica la crisi di una parte del settore che “naturalmente” inizia ad espellere una grande quantità di manodopera. Si stimano in 50 mila i posti di lavoro persi dal settore in quegli anni secondo i dati -per difetto- rilevati da una ricerca della Fulta coadiuvata dai Consigli di fabbrica.
L’allevamento del baco da seta -e quindi le filande- in questo momento sono già in crisi per via delle importazioni di seta dalla Cina e comincia il declino delle stamperie del comasco.
Rompendosi i precedenti equilibri e cambiando i livelli di impiego, si devono ripensare anche i rapporti di lavoro. Così la FILTEA, anche per via delle caratteristiche peculiari del settore, diviene il primo sindacato a rendersi conto della necessità di rompere con l’uniformità dell’organizzazione del lavoro.
Sono gli anni che vedono sorgere il nuovo fenomeno del decentramento produttivo. Le fabbriche avocano a sé il lavoro di base e delegano il resto (etichette, pacchettatura, confezione) ad aziende satellite che nascono esclusivamente in dipendenza di tali commesse e che non hanno un proprio mercato. Tuttavia, gran parte delle case madri si trasformano in realtà committenti che dopo aver portato fuori il lavoro, lo ritirano una volta finito occupandosi solo di etichettatura, impacchettamento e vendita. Si riaffaccia inoltre la realtà già nota del lavoro a domicilio, ponendo la questione della tutela del lavoro e del salario. Variabili queste, che messe insieme causano inevitabilmente l’abbassamento delle retribuzioni del settore.
Le aziende che hanno rinnovato intendono veder fruttare i propri investimenti. Cosicché, se all’introduzione di nuovi macchinari da un lato corrisponde un segno di rinnovamento, dall’altro, a fronte di minore personale impiegato, si imprime un aumento dei ritmi del lavoro e se ne peggiorano le condizioni.
In tale contesto diventa di importanza primaria per il sindacato la difesa dell’occupazione del settore, dei salari, delle qualifiche dei lavoratori e delle stesse condizioni di lavoro.
Sotto questa dirigenza la FILTEA è il primo sindacato a contrattare orari diversi ed a ragionare in termini di reciproca convenienza e nuovi turni di lavoro: l’idea del 6x6 garantisce alle aziende una operatività di 24 ore giornaliere. Ai dipendenti propone 4 turni di lavoro distribuiti sulle 24 ore per un totale di 36 ore lavorative a settimana pagate per 40, o 32 ore settimanali pagate per 40 se si lavora di domenica.
Riconoscendo la necessità di momenti particolari di produzione, si introduce così quel concetto di flessibilità che, a straordinari picchi di lavoro (per motivi di consegne, scadenze, stagionalità), fa corrispondere orari diversi di lavorazione, riposi compensativi ed integrazioni salariali, nel pieno rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Caratterizzano dunque questa dirigenza una forte difesa del settore, la lotta ai danni causati dal decentramento produttivo e dal lavoro a domicilio, l’impulso di innovazione impresso ai contratti di lavoro, la promozione di molte donne alla direzione dei sindacati locali, grandi battaglie e grandi iniziative per la salvaguardia dell’occupazione e per il riconoscimento di diritti nuovi.
Le intense attività ed il lavoro attento e capillare che sono ora alla base della politica FILTEA portano le lavoratrici a voler partecipare e manifestare attivamente contro lo sfruttamento salariale: si confezionano jeans direttamente in Galleria a Milano con l’intenzione di dimostrare quanto realmente costa un capo alla produzione e quanto guadagna invece un’operaia.
Nel 1982 a Roma le lavoratrici si rendono inoltre protagoniste di una straordinaria manifestazione unitaria del sindacato di categoria alla quale partecipa ed interviene anche Luciano Lama.
Nel 1983 la categoria consegue una ulteriore vittoria con il riconoscimento -nel rinnovo contrattuale- di un orario di lavoro settimanale di 40 ore per i giornalieri e di 36 per i turnisti.
Durante tutto il periodo della presenza di Nella Marcellino alla FILTEA si sviluppa in ogni momento una buona collaborazione con Ettore Masucci il quale, a un certo punto, passa alla direzione del sindacato dei Chimici. Si sono inoltre sempre mantenuti dei rapporti fra i tre sindacati e la Federtessili non solo nei periodi contrattuali ma anche nella ricerca di iniziative per la difesa e lo sviluppo del settore, facendo pressione sul padronato per la presentazione di un piano di lavoro per il tessile. Lo stretto rapporto con i dirigenti e le organizzazioni di categoria della CISL e della UIL, animato anche da polemiche e non privo di punti di vista differenti sviluppa, oltre a quelle istituzionali, attività che danno anche grande importanza alla lotta per la pace.

I diritti ed il sociale (1986 - 1992)
Concluso l’impegno con la FILTEA, dal 1986 al 1992 è Presidente aggiunta dell’INCA -Patronato CGIL, dove collabora con vari settori in difesa della salute e dei diritti previdenziali dei lavoratori, anche in polemica con gli stessi istituti previdenziali che ad esempio non riconoscono le malattie professionali causate dall’uso dell’amianto.
Svolge inoltre una grande attività, come avviene in quel periodo in tutta Europa e nell’America latina, per l’affermazione dei diritti degli immigrati e per la difesa dei diritti degli immigrati in Italia.
Dal ’90 al ’92 fa parte del CNEL.

… e per finire …
Attualmente continua a scrivere.


Nota - Nata a Torino il 21 febbraio 1923, Nella Marcellino è spirata a Roma il 23 luglio 2011
È stata la più giovane Deputata mai eletta in Parlamento, sindacalista e partigiana italiana.

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