Donne, grammatica e media

ROMA - I media continuano a trasmettere l’immagine di una società costruita al maschile: la donna appare come un essere inadeguato o addirittura inferiore rispetto all’uomo. Se ne sottolineano i tratti fisici o della vita privata più del peso sociale e politico, la si definisce tranquillamente al maschile se riveste un ruolo di rilievo in campo istituzionale o professionale. L’Associazione Gi.U.Li.A. ha quindi redatto il volume intitolato «Donne, grammatica e media» suggerimenti per l'uso (non sessista) dell'italiano, lavoro pensato per colmare una lacuna nell’uso che l’informazione fa della lingua italiana.

Ripartendo dalle regole della grammatica. Contiene alcune importanti proposte operative, utili a far superare dubbi e perplessità circa l’adozione del genere femminile per i nomi professionali e istituzionali «alti», suggerendo soluzioni di facile applicazione e di «buon senso». Una guida consultabile da tutti, ma pensata soprattutto per giornaliste e giornalisti. Affinché l'informazione riconosca, rifletta e rispetti le differenze, a partire da un uso corretto del linguaggio. L'appuntamento è alla Camera dei Deputati l'11 luglio, Sala Aldo Moro. (Dal comunicato stampa di Gi.U.Li.A.)

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