GENTILEZZA valore personale e sociale

AI TEMPI DELLA PANDEMIA - Nella Giornata mondiale della gentilezza* mentre l’intero Paese è alle prese con i drammi e gli affanni della pandemia, si trova anche qualche segnale di speranza. Nonostante si senta, si veda e si legga che la sanità arranca, che tutto è difficile, che per un tampone si fanno ore e ore di fila e un’immensa fatica, oggi, a Roma, al drive-in Arco di Travertino è andata in scena la gentilezza. Auto ordinatamente in fila. Un incaricato in mimetica raccoglie le impegnative dai finestrini. Al prelievo una soldatessa. Anfibi e mimetica si intuiscono sotto la bardatura. Si avvicina quasi in punta di piedi. Leggera, autorevole, ferma, sicura. Uno sguardo e sei già a tuo agio, poche manovre esperte ed è tutto finito. Poi un secondo incrocio di sguardi, un grazie e il volto s’illumina. Allora si azzarda lo scambio di qualche altra parola in attesa che la fila si muova. La gentilezza non è mai debolezza; eppure, anche il più piccolo atto gentile richiede coraggio.

Viene dalla Calabria, ha il grado di marescialla, nel primo lock-down lavorava a Verona, adesso è qui. Sei solo una giornalista curiosa, ma ti sembra di vedere un sorriso scapparle da sotto la mascherina. Di certo le sorridono gli occhi, perché nello spazio di qualche secondo la sua gentilezza le da la consapevolezza di non essere stata, in quell’incontro, solo la figura indistinta che si avvicina al finestrino in uno dei contesti meno gradevoli del momento. Sa di essere stata vista, riconosciuta come persona, lavoratrice, donna, in un contatto umano fatto di sguardi, toni, parole. E di passi che si fermano invece di andare. Una vicinanza fugace; eppure capace di superare le pur necessarie barriere del vuoto e delle distanze. Una piccola gentilezza in itinere ed uno scambio che dimostrano come, alla fine, vi siano valori che neanche il Covid-19 può strappare.

*La Giornata Mondiale della gentilezza si celebra ogni anno il 13 novembre. È stata spirata da un discorso fatto ai neolaureati giapponesi nel 1963 dall’allora presidente dell’Università di Tokyo, Seiji Kaya, nel saluto agli studenti il giorno della laurea. Nelle prime scritture buddiste, invece, in tema di gentilezza si legge la seguente affermazione di Shakyamuni: «Si dovrebbe coltivare una mente libera nei confronti di tutti gli esseri viventi e amorevole gentilezza nei confronti del mondo».

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