ALMASRI Meloni "scappa da sue responsabilità"
POLITICA - Nodi intricati e un intervento durissimo di Elly Schlein alla Camera dei Deputati, ci portano sulla vicenda del generale Nijeem Osama Almasri, liberato nonostante un mandato di arresto della Corte penale internazionale (Cpi), che ha scatenato un caso politico-giudiziario con al centro i vertici di governo. «Poco dopo il suo rilascio, nello stesso giorno, il comandante libico è stato rimpatriato dall'Italia su un volo di Stato» scrive l'Ansa.
Giorgia Meloni, che ha risposto nei primi momenti della crisi con il solito post in videomessaggio è assente durante le informative alla Camera e al Senato e ad oggi, deve ancora riferire in Parlamento.
Nel frattempo, dopo che la Procura internazionale dell’Aia ha ricevuto una denuncia sull’operato del nostro governo per «ostacolo all’amministrazione della giustizia ai sensi dell’articolo 70 dello Statuto di Roma» da parte dei legali di un rifugiato politico vittima del torturatore Almasri, fonti interne alla Cpi precisano che però «non c’è alcun caso dinanzi alla Cpi contro alcun funzionario italiano».
Nella denuncia per ora pertanto solo ricevuta dal Tribunale internazionale, sono indicati i nomi di Giorgia Meloni, del ministro della Giustizia Carlo Nordio e di quello dell’Interno Matteo Piantedosi.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso riserve sul comportamento della corte suggerendo che «forse bisogna aprire un’inchiesta sulla Corte penale, avere chiarimenti su come si è comportata».
Intanto che l'Eurocamera mette in calendario per l’11 febbraio a Strasburgo un dibattito sulla (difesa della?) Corte internazionale di giustizia, Nordio, riferendo tra Camera e Senato afferma: «Non faccio da passacarte, atto Cpi era nullo». E mentre si «dispiace che Almasri sia libero per un errore formale» le opposizioni chiedono chiarimenti a gran voce , con la segretaria del PD, Elly Schlein che ribadisce: «È Giorgia Meloni a dover rispondere politicamente della vicenda. Davanti al Parlamento e al Paese, basta nascondersi, non parla ormai da giorni, è ora che finalmente chiarisca questa vicenda».
Questo il suo discorso del 5 febbraio in Aula.
«Oggi in quest'aula doveva esserci Giorgia Meloni. Non può pensare di cavarsela coi video e le dirette sui social. Non è ai suoi follower su Instagram che deve spiegare, ma all'Italia.
Su Almasri pende il mandato dalla Corte penale internazionale, che l'accusa di avere picchiato, torturato, stuprato anche un bambino di cinque anni e ucciso personalmente detenuti. Ma nonostante questo, viene scarcerato e fatto salire su un aereo di Stato con tutti gli onori.
Doveva esserci Giorgia Meloni qui oggi a chiarire. Ve la ricordate? Diceva che avrebbe dato la caccia ai trafficanti in tutto il globo terracqueo e invece li rimanda a casa con il rimpatrio più veloce della storia d'Italia.
Ministro Nordio, lei non ha parlato da ministro in quest'aula. Ha parlato da avvocato difensore di un torturatore.
Prima ci dice che Almasri è stato liberato perché non ha fatto in tempo a tradurre 40 pagine dall'inglese. Poi però ci dice che in realtà le aveva lette così bene che ha rinvenuto dei vizi. Bene, avete ammesso che è stata una scelta politica!
Secondo: se il problema fosse stato davvero stato un cavillo procedurale, perché non avete provveduto a farlo ri-arrestare il minuto dopo? Perché ha mentito al paese con una nota, che tutti abbiamo ricevuto alle 16.04 il giorno in cui è stato scarcerato, in cui affermava di aver ricevuto gli atti dalla Corte Penale e che li stava valutando, quando già alle 11.13 una aereo Falcon 900, autorizzato da Palazzo Chigi, attendeva all'Aeroporto di Torino il torturatore per riportarla a casa?
Che cosa doveva valutare, ministro? L'articolo 4 della legge 237 parla chiaro: il ministro deve trasmettere gli atti, non valutarli. Lei ha accusato noi di non aver letto le carte, ma lei non ha letto la legge, ministro. E l'ha violata davanti al paese.
Le faccio una domanda in più: perché Meloni, come il ministro Piantedosi, insiste con il dire che il torturatore Almasri sia stato rimpatriato per ragioni di sicurezza? Quindi ci state forse dicendo che i criminali, per sicurezza, è meglio liberarli e lasciarli fuori dal carcere?
Se Almasri rappresenta una minaccia per la sicurezza in Italia, perché non in Libia dove l'avete mandato a continuare a torturare? E poi, se erano tanto sbagliate le accuse della Corte Penale Internazionale, perché lo avete rimpatriato con urgenza? Mettetevi d'accordo, non vi siete parlati prima di venire in questa aula? Quindi il paradosso è che Meloni ha ammesso la pericolosità del soggetto, come indicato dalla Corte, ma per gli stessi motivi per cui la Corte lo voleva all'AIA per processarlo, ha preferito liberarlo.
Quando la settimana scorsa voi vi siete sottratti all'informativa in quest'Aula, ce n'è stata un'altra: quella delle vittime delle torture di Almasri, che chiedono giustizia, giustizia che voi avete scelto di negare loro. Dicono che ancora lo sognano la notte, che ricordano ancora le botte. Dicono che non capiscono come fa chi si professa, donna, madre e cristiana a liberare un torturatore di bambini. È una domanda piuttosto semplice.
Meloni ha mandato i ministri in aula, un atteggiamento da Presidente del Coniglio, più che da Presidente del Consiglio.
Scappa, scappa dalle sue responsabilità, ma la domanda è semplice: ha dato lei l'ordine di riaccompagnare a casa il torturatore libico? Chi ha deciso di riportarlo con volo di stato in Libia? Perché non ce lo dice, che cosa nasconde colei che ogni due per tre grida al complotto dei poteri forti e di non essere ricattabile?
La verità è molto più semplice di così, ministri. Basta dirla. La verità è che avevate paura che smettessero di fare il vostro lavoro sporco in Libia e che facendo ripartire i barconi sarebbe emerso tutto il fallimento dei vostri inumani centri in Albania e della balla dell'effetto deterrente.
E così in quei centri avete deportato i torturati di Almasri mentre riportavate lui a torturare. Che paese vogliamo essere? Dalla parte dei torturati o dalla parte dei torturatori? Noi vi tormenteremo finché non risponderete, presidente Meloni».
Crediti: Foto di copertina di Etienne Girardet, free da Unsplash