E-COMMERCE UE multa Temu per 200 milioni

BRUXELLES - Con l’accusa di controlli insufficienti su prodotti illegali e pericolosi, la Commissione europea ha inflitto alla piattaforma di e-commerce Temu una sanzione da 200 milioni di euro nell’ambito del Digital Services Act, contestando carenze nella rimozione e nel monitoraggio di articoli illegali e pericolosi messi in vendita da operatori terzi. Il provvedimento arriva al termine di un’indagine avviata dopo ripetuti allarmi sulla facilità con cui i consumatori europei potevano entrare in contatto con merci vietate o potenzialmente nocive.

Temu ha respinto la decisione, definendo la multa «del tutto sproporzionata». Secondo l’azienda, gli elementi valutati dagli investigatori europei si riferirebbero infatti a controlli eseguiti nel 2024, mentre nel frattempo i sistemi interni di tracciamento e filtraggio sarebbero stati rafforzati per impedire la ricomparsa di offerte illecite.

L’attenzione delle autorità, tuttavia, non riguarda soltanto prodotti non conformi agli standard di sicurezza, come accessori elettronici scadenti, giocattoli pericolosi o articoli privi dei requisiti previsti dalle norme europee.

Se a qualcuno fosse sfuggito, a fine 2025, inchieste e segnalazioni provenienti dall’Australia e dalla Francia hanno acceso i riflettori anche sulla presenza, su diverse piattaforme di e-commerce, di prodotti di terze parti riconducibili a materiali classificabili di genere pedopornografico, presentati attraverso descrizioni e categorie fuorvianti. (NB: oggi non più disponibili)

L'indagine, partita dall'Australia, segnalava la vendita di bambole sex toys realizzate con l'aspetto di bambine in età puberale o prepuberale, oggetti prodotti tra Cina, Hong Kong e Giappone, progettati con attributi adatti all'utilizzo sessuale da parte di maschi adulti.

L'emittente radiotelevisiva australiana ABC News ha costruito un ampio report su questo fenomeno, pubblicando l'inchiesta “Child sex doll heads sold as model mannequins to harness legal loophole” che «documenta il mercato transnazionale di queste merci attraverso Temu e Shein» sfruttando classificazioni ambigue per mascherarne la reale natura così da eludere i controlli automatici e i blocchi delle piattaforme. (Fonte ABC - Australian Broadcasting Corporation).

Sul fronte europeo, la procura di Parigi a fine 2025 apriva un’indagine per accertare le eventuali responsabilità delle diverse piattaforme — tra cui Temu, Shein, AliExpress e Wish — nella diffusione di contenuti e prodotti vietati. Anche l’autorità francese per la tutela dei consumatori, la DGCCRF, segnalava articoli descritti in modo tale da far emergere dubbi sulla loro reale funzione e sollevare ombre sulla loro natura.

Le piattaforme coinvolte hanno successivamente rimosso le categorie contestate dai propri cataloghi. Nonostante questo però, il monitoraggio delle autorità non si ferma e si continuano a verificare l’efficacia dei filtri algoritmici e dei sistemi di moderazione, con l’obiettivo di evitare che ulteriori materiali vietati possano comparire sotto nuove etichette commerciali o categorie di copertura.

Dal canto suo, dopo la sanzione da 200 milioni di euro nell’ambito del Digital Services Act in cui è incappata, Temu avrà tempo fino al 28 agosto per presentare alla Commissione un piano d’azione dettagliato, dimostrando, dati alla mano, l'implementazione di filtri algoritmici capaci di impedire la vendita di merci pericolose e di bloccare tempestivamente qualsiasi tentativo di reintroduzione di prodotti illegali o di dubbia natura.

In caso di valutazione negativa delle misure correttive, Bruxelles potrebbe prendere in considerazione ulteriori provvedimenti, fino alla sospensione temporanea o permanente delle attività della piattaforma nel mercato unico europeo.

La sanzione comminata a Temu riapre il dibattito sulle criticità del commercio elettronico globale: tracciabilità insufficiente, controlli disomogenei, raccomandazioni automatizzate e uso strategico delle categorie merceologiche per aggirare i divieti, possono trasformarsi in fattori di rischio per i/le acquirenti e in strumenti di elusione delle regole date.

Per questo, insieme all’azione delle autorità, sono fondamentali consapevolezza e informazione, per schivare quelle trappole algoritmiche del consumo (i sistemi di raccomandazione progettati per massimizzare il tempo di permanenza e l'acquisto impulsivo e compulsivo) che oltre all'illusione della convenienza economica alimentano l'anarchia criminale del mercato globale.

Diamo invece per scontate la necessità di trasparenza delle piattaforme e la necessità di forti e affidabili meccanismi di vigilanza digitale.

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