2 AGOSTO Bologna tiene viva la memoria

STRAGE DI BOLOGNA - Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 46° anniversario della strage di Bologna del 2 agosto 1980, ricorda l'importanza storica e civile dell'evento, esortando a rinnovare la consapevolezza dei valori democratici e l'impegno comune contro il terrorismo e ogni forma di violenza.

«Il segno profondo impresso dalla strage del 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna è inciso nella storia repubblicana e nella coscienza degli italiani.

Il dolore infinito per tante vittime inermi, donne, uomini, bambini; la commozione per lo strazio e i patimenti dei familiari; lo sgomento per la distruzione portata nel centro della vita civile della città e dell’intera nazione si rinnovano oggi, come in ogni giorno di ricorrenza.

È una consapevolezza che riguarda la nostra comunità, i giovani anzitutto. E rilancia l’impegno a salvaguardare il futuro da costruire nei valori di libertà, di giustizia, di democrazia. I valori che la strategia neofascista del terrore pretendeva distruggere.

Quell’impegno, quella solidarietà che Bologna e l’Italia intera seppero offrire per impedire che gli assassini e i loro complici riuscissero nell’intento di sovvertire i principi costituzionali, colpire la convivenza e le conquiste sociali.

Il popolo italiano li ha sconfitti nella gravosa ricerca della verità. La Repubblica è grata ai magistrati e agli uomini delle istituzioni che, con il loro lavoro, si sono dimostrati più forti dei tentativi di depistaggio e ai familiari delle vittime per il loro appassionato impegno per la verità.

Fare giustizia è vittoria della democrazia».

TRA STORIA e MEMORIA - La strage alla stazione Centrale di Bologna è un attentato di matrice neofascista. La mattina del 2 agosto, una potentissima esplosione squarcia la sala d’aspetto di seconda classe con un boato sentito a chilometri di distanza e una devastazione che ancora oggi ferisce gli occhi e l’anima. La risposta della città è immediata: medici, infermieri, vigili del fuoco, autisti di bus, volontari/e e comuni cittadini/e prestano soccorso tra le macerie.

L’attentato costa la vita a 85 persone e ne ferisce 200. L’orologio della sala di attesa, si ferma e segna l’ora: le 10:25. Sabato 2 agosto 1980. Da allora ogni anno ricordiamo questo attentato che ha ferito e segnato l’Italia indelebilmente, scrivendo una delle pagine più drammatiche della nostra storia repubblicana. Da allora ogni anno questa data diventa un monumento e insieme un monito, contro l'oblio della memoria che colpisce persone e istituzioni.

Sin dai primi momenti la matrice terroristica appare evidente e indizi e indagini puntano all’estremismo di destra. Seguono anni di inchieste complesse, depistaggi, tentativi di sviamento delle indagini e pressioni politiche. La macchina giudiziaria alla fine riesce a individuare alcuni responsabili.

Nel 1995 la Corte di Cassazione conferma la condanna all’ergastolo per Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, esponenti dei NAR Nuclei Armati Rivoluzionari, organizzazione di estrema destra. Successivamente, vengono riconosciuti come mandanti Luigi Ciavardini, Gilberto Cavallini e altri militanti legati agli ambienti neofascisti. Nel corso degli anni, vengono accertate anche responsabilità di depistaggio da parte di funzionari dello Stato e dei servizi segreti.

Per comprendere la strage di Bologna è necessario inserirla nel più ampio contesto degli anni Settanta e primi anni Ottanta italiani, segnati dalla cosiddetta “strategia della tensione”, un periodo in cui l’Italia fu teatro di numerosi attentati, sia di matrice neofascista sia di estrema sinistra, con l’obiettivo (secondo storici e magistrati) di destabilizzare il Paese, seminare paura e giustificare svolte autoritarie. Così, ogni anno, il 2 agosto, Bologna si ferma per commemorare le vittime e ricordare il valore della democrazia e della giustizia.

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