VIOLENZA non è Amore! Via dalla prigione
25 NOVEMBRE (Riflessione 1) - In occasione del 25 novembre, la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, tornano le nostre riflessioni su stalking, molestie, maschilismo tossico e femminicidio. Donne di ogni età legate a uomini che non conoscono l'amore e che TROPPO spesso uccidono..
VIA DALLA PRIGIONE
Essere state ingannate dalle (r)affinate tattiche di mistificazione degli uomini manipolatori non è una colpa e soprattutto non deve rappresentare una condanna avita e soprattutto non deve risolversi in una condanna a morte.
La donna che vive la violenza nel quotidiano (spesso anche con i suoi figli e figlie) abita una prigione fatta di controlli a tutte le ore, a tu per tu e a distanza. Conosce l'obbligo alla geolocalizzazione, subisce il controllo dei social, riceve costantemente telefonate di controllo e messaggi intimidatori.
Indossa questo sudario e questa catena corta fatti di pedinamenti, appostamenti, minacce, urla e liti furibonde, che non risparmiano perquisizioni di cassetti, borsette, portafogli, buste della spesa, agende, telefonini...
Per la donna che si ritrova accanto questo tipo di uomo, irragionevole, molesto, intollerante, fisicamente e verbalmente violento e pressante, si spalanca un baratro, con la minaccia di esservi spinta a forza dentro. Minaccia costante, angosciante, onnipresente e senza tregua.
La mente allora cerca strategie di sopravvivenza. Per sopravvivere sottrae, toglie, assottiglia, rinuncia, si adegua. Si consente al violento e alla violenza di infiltrarsi nella quotidianità, sino a ritrovarsi completamente isolate e senza nulla. Si cede poco alla volta, senza quasi rendersene conto. Ci si scivola dentro come in un sonno, pensando e sperando nella propria capacità di contenere e controllare gli smottamenti della propria vita, per poi ritrovarsi sommerse, annegate, annichilite, travolte da una forza sempre più paralizzante, insopportabile anche per chi ha una storia lunga di resistenza dentro una relazione violenta.
Chi non muore ne esce. Risale la china prendendo coscienza e chiedendo aiuto. Capisce che qualcosa può cambiare, che ne può uscire, quella volta che la paura si trasforma, quando quella vita che non vuole più vivere compressa prende il sopravvento sulla paura e si ribella.
Qualsiasi tipo di richiesta di aiuto o sostegno, anche la più flebile o piccola, porta sempre con sé il seme della rinascita.
Perché quando si riesce a venirne fuori prima che lui ti abbia ammazzata, quando lo hai allontanato con la denuncia e la cosa funziona (e sappiamo che non sempre funziona, come non funzionano le cavigliere elettroniche), la vita si riappropria degli spazi e torna a respirare.
Peggio di prima? Meglio di prima? Ogni vita traccia un percorso a sé e valutarlo con le parole degli altri, delle altre, non è necessario. Non serve e non conta.
Senza un compagno violento la vita cambia in meglio. Per questo servono percorsi condivisi tra donne e uomini non violenti che diano segni di ascolto e sostegno a chi è stata vittima e segnali inequivocabili di biasimo totale a chi sceglie di essere, fare e vivere da violento.
Bisogna dire NO a ogni maschilismo e a ogni maschile tossico con forza e chiaramente. Contro ogni violenza sulle donne, per dare un segno forte di civiltà, cultura, unione e solidarietà.