Per concludere

Si rende necessaria, in conclusione, una equazione che consenta di bilanciare le responsabilità tra famiglia, istruzione ed istituzione. Posta l’assoluta «necessità di norme, di regole di riferimento» e di tutele: (1) bisogna uscire dalla servitù di un messaggio -pubblicitario e non- carico di richiami o di valenze sessuali; (2) bisogna proporre immagini che ristabiliscano la dignità delle persone; (3) bisogna trasformare la tendenza a proporre immagini femminili «progressivamente sempre più spogliate»; (4) bisogna smontare i falsi bisogni indotti dalle tecniche di advertising e vendita.


Per migliorare la qualità dell’informazione e della comunicazione in generale, occorre cambiare il modo di vedere le cose.


Quando di “questi ragazzi” si sottolinea l’incomprensibilità, con una sempre più lamentata difficoltà a stabilire una relazione, se si accetta la stessa difficoltà come incapacità dell’adulto di riferimento (insegnante, genitore) a stabilire una valida relazione, si comprende quanto sia poco avveduto consegnare nelle mani di pubblicità e pubblicitari la fonte dell’identità delle prossime generazioni.


Come ricorda Ajello, i messaggi pubblicitari spesso sono “colti ma non compresi” per una evidente e connaturata immaturità di formazione.


Sta ai genitori riprendere il ruolo di guida dei propri figli, senza abdicare, scaricando sulla scuola il ruolo di unico soggetto educatore nel contesto sociale.

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