AGRICOLTURA Veleni tra Glifosato e Trattori

AGRICOLTURA & AMBIENTE - La protesta dei trattori stava già germinando quando nella data fatidica del 16 dicembre 2023, Bruxelles sanciva l'ulteriore proroga di 10 anni per l'utilizzo del glifosato in Europa. Causata da una serie incrociata di contingenze, sollevava il velo sulla mancanza di volontà di attuare le politiche previste dal Green Deal, già da tempo avversate dalla maggior parte degli agricoltori europei per vari motivi e peggiorate (rafforzate!) allo scoppiare dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente. Accade così che la base degli agricoltori, da fine gennaio 2024, da vita a quella che conosciamo come la protesta dei "Trattori"

Le richieste principali degli agricoltori in questi giorni in marcia sulle strade di tutta Europa a bordo dei loro trattori, vogliono fermare le limitazioni all'uso dei pesticidi (la proroga sul glifosato ha fatto capire che non vi sarebbe stata molta resistenza sul punto da parte di Bruxelles, che infatti è qui che fa la prima concessione), gli aumenti di prezzo del gasolio agricolo, le filiere troppo lunghe che sottraggono remunerazione ai coltivatori.

(Vigna di Glera - Foto Eva Panitteri)

Di base gli agricoltori europei lamentano le importazioni di prodotti da quei Paesi che, non dovendo sottostare alle stesse regole dei Paesi europei, introducono sul mercato merci di fatto più economiche (e magari  anche meno salutari e meno qualitative), responsabili di una concorrenza al ribasso, quando non sleale.

Ma non mancano le richieste per risarcimenti più rapidi nell'eventualità di disastri naturali, mentre gli agricoltori italiani,  chiedono un regime fiscale più snello che tenga conto dell’aumento dei costi di produzione e la valorizzazione e protezione della qualità dei veri prodotti Made in Italy.

(Caprese - Foto Eva Panitteri)

Le proteste sono ancora in corso e mentre in Italia stiamo assistendo alla frammentazione in più gruppi e ci domandiamo quale livello di qualità troveremo nella busta della spesa, nel bicchiere e nel piatto, Coldiretti, generalmente iper presente e super organizzata, si vede poco. Sarà perché tra l'anima BIO di Campagna Amica e l'anima business di Filiera Italia (la lobby del Made in Italy cui fanno capo soggetti forti, con oltre 100 tra le più note industrie italiane del food e altre aziende), Coldiretti ma anche il Ministro della Sovranità alimentare, devono mantenere profili atti a tutelare gli equilibri tra quelli che sono soggetti diversi e con interessi probabilmente divergenti.

Solo alla fine delle proteste sapremo in quale direzione la UE e i singoli Paesi avranno deciso di andare e scopriremo se saranno state efficaci e con quali ricadute su ciò che vogliono anche gli acquirenti: ovvero cibi qualitativi, sicuri e sani. Perché alla fine delle filiere ci siamo noi, gli acquirenti, i consumatori, le persone, le donne e gli uomini, preoccupati dal fatto che l'agro-industria e i suoi business collegati abbiano posizioni agite e posizioni dichiarate troppo discordanti.

 

 

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