CLIMA L'impatto delle guerre sull'ambiente

CLIMA & GUERRE - Dopo aver affrontato il tema dell’impatto dei cambiamenti climatici sulle donne, soprattutto quelle in agricoltura, non possiamo dimenticare quello dei conflitti armati, che rappresentano per l’ambiente e il clima una delle minacce più gravi e sottovalutate a livello globale. Ogni guerra in corso causa devastazioni immediate e lascia dietro di sé ferite profonde e spesso irreversibili sull’ecosistema. Le esplosioni, i bombardamenti, i detriti e la distruzione di insediamenti urbani rilasciano nell’atmosfera e nel terreno sostanze tossiche, contribuendo all’inquinamento dell'ambiente e , se possibile, peggiorando la qualità della vita anche lontano dalle zone dirette dei conflitti.

Ne sono un esempio i territori della Palestina dove nulla si è salvato e dove gli espianti forzati di olivi, mandorli e vigneti hanno strappato le radici e l’ancoraggio dei palestinesi. Dove prima c'era vita e attività produttiva oggi vediamo terre distrutte, desertificate, per l'intervento di mezzi militari, bulldozer, pesticidi, incendi...

La guerra a tutto campo della razza umana é devastatrice, inumana e incurante delle conseguenze a lungo termine sul pianeta in termini di cambiamento climatico e di avvelenamento di aria, acqua e terreni, agricoli e non solo.

Fonti diverse documentano gli impatti delle operazioni militari mirate di devastazione dei terreni agricoli nelle nazioni aggredite, azioni compiute da Israele e Russia nell’ambito dei conflitti in corso. Ci sono rapporti delle Nazioni Unite, tra cui le indagini condotte dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), le analisi pubblicate dal Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) e resoconti indipendenti di organizzazioni internazionali come Human Rights Watch e Amnesty International.

(Olivi e Viti - Foto di EP per P&G)

Nel caso della Palestina, i report di OCHA e Human Rights Watch testimoniano l’espianto sistematico di ulivi, la distruzione di serre, campi coltivati e infrastrutture idriche ad opera delle forze israeliane, mentre documenti ufficiali di UNEP e reportage di ONG come il Norwegian Refugee Council (NRC) riportano la desertificazione forzata delle aree rurali.

Per quanto riguarda l’Ucraina, le Nazioni Unite e Amnesty International hanno reso pubblici dossier in cui si descrivono i bombardamenti su campi coltivati, la contaminazione da mine, la distruzione di sistemi irrigui (distruzione della diga di Kakhovka) e le conseguenze sulla sicurezza alimentare nazionale e regionale.

In Palestina, la distruzione agricola è diventata sistemica e strutturale per liberare le terre occupate e lasciare spazio ai cosiddetti coloni. In Ucraina, è il nodo di una strategia bellica, con danni collaterali e mirati alle infrastrutture agricole, volta a fiaccare il paese e ad accelerarne una resa incondizionata.

Entrambe le situazioni mostrano come l’agricoltura, nei conflitti sia il bersaglio più facile e fragile e al contempo un nodo strategico per conseguire velocemente gli obiettivi degli aggressori.

Questi rapporti, disponibili nei rispettivi siti istituzionali e nelle pubblicazioni periodiche di ciascuna organizzazione sono stati utilizzati dal giornalismo alimentare per creare diversi reportage di sensibilizzazione. Come il Mensile Cibo del quotidiano Domani. Perché oggi è davvero impossibile scrivere di cibo senza affrontare l’argomento anche da questa prospettiva.

Ma non si tratta solo di terreni e infrastrutture idriche; la distruzione di impianti industriali, raffinerie, centrali elettriche e depositi chimici comporta la dispersione di agenti inquinanti nei fiumi, nei laghi e nel suolo, contaminando le risorse idriche e mettendo a rischio la salute umana e animale.

(Attrezzi - Foto di Nastya Kvokka da Unsplash)

Terreni agricoli abbandonati o resi inutilizzabili da mine e residui bellici, aggravano la scarsità di cibo e contribuiscono alla perdita di biodiversità. Le aree boschive, spesso rifugio per civili o teatri di operazioni militari, subiscono incendi e disboscamenti indiscriminati che accelerano la crisi climatica attraverso la perdita di assorbitori naturali di carbonio.

Anche la mobilitazione degli eserciti comporta un ingente consumo di combustibili fossili e di risorse naturali, aumentando le emissioni di gas serra e contribuendo al riscaldamento globale. Così, le guerre alimentano un circolo vizioso: aggravano i cambiamenti climatici, che a loro volta possono diventare causa di nuove tensioni e conflitti per il controllo delle risorse sempre più scarse.

Si legge nella dichiarazione dell’ONU in occasione della proclamazione della Giornata internazionale per la prevenzione dello sfruttamento dell'ambiente in guerra e nei conflitti armati, 6 novembre, che si celebra dal 2001: «Sebbene l'umanità abbia sempre contato le sue vittime di guerra in termini di soldati e civili morti e feriti, città distrutte e mezzi di sussistenza, l'ambiente è spesso rimasto la vittima non riconosciuta delle guerre. I pozzi d'acqua vengono inquinati, i raccolti incendiati, le foreste abbattute, i terreni avvelenati e gli animali uccisi per ottenere vantaggi militari.

Inoltre, il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP*) ha rilevato che negli ultimi 60 anni, almeno il 40% di tutti i conflitti interni sono stati legati allo sfruttamento delle risorse naturali, sia che si tratti di risorse ad alto valore, come legname, diamanti, oro e petrolio, sia di risorse di cui vi è scarsità, come la terra fertile e l'acqua. È stato inoltre riscontrato che i conflitti che coinvolgono le risorse naturali hanno il doppio delle probabilità di ricaduta.

Le Nazioni Unite attribuiscono grande importanza a garantire che l'azione per l'ambiente faccia parte delle strategie di prevenzione dei conflitti, di mantenimento della pace e di costruzione della pace, perché non ci può essere una pace duratura se le risorse naturali che sostengono i mezzi di sussistenza e gli ecosistemi vengono distrutte».

Consapevoli che queste riflessioni vanno a toccare solo una minima parte del tema dell'inquinamento ambientale causato dalle guerre, se volete fateci conoscere il vostro pensiero.

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Riproduzione Riservata© 

*Il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) è la principale autorità ambientale mondiale. Definisce l'agenda ambientale globale, promuove l'attuazione coerente dello sviluppo sostenibile all'interno del sistema delle Nazioni Unite e agisce sostenitore dell'ambiente.

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