VINITALY 2024 Vele in cerca di vento

VINITALY 2024 - Quali riflessioni fare a valle delle quattro giornate della kermesse del vino italiana? Mentre a Veronafiere salpava la fregata Vinitaly 2024, capace di concentrare in fiera il B2B vitivinicolo con un tutto esaurito di espositori che tuttavia ha registrato assenze eccellenti (Banfi, Livio Felluga, Biondi Santi non si sono visti tra i 4mila intervenuti), la città di Verona si faceva porto e portale di accoglienza per i/le "winelover", ovvero tutti coloro "non strettamente" addetti e addette ai lavori, che a Vinitaly potevano accedere solo in date contingentate. 

Ad un primo bilancio, tolto il fatto che gli incontri e gli assaggi sono stati tutti qualitativi, i prezzi dei biglietti senza convenzioni erano improponibili (120€ per una giornata). Si poteva comunque partecipare a prezzi popolari grazie agli eventi Off Vinitaly, quindi quelli fuori dal polo fieristico, con un carnet da 20€ (un paio di euro in meno a chi ha pre acquistato online entro l'11aprile).

L'offerta Off "Vinitaly and the City" ha proposto molti eventi culturali e ricreativi, tuttavia con la formula riservati e con accesso per inviti, a pagamento e su prenotazione o con corresponsione di token esperienza o degustazione (da staccare dal carnet che si doveva acquistare) e solo qualche raro momento gratuito... Insomma, uno stress!

Nonostante le molteplici cornici allora, la più importante fiera del vino italiana, con questa edizione ha offerto da subito, agli occhi disincantati di osservatori non contingentati, un evidente segnale di scollamento anche se la scelta del modello "Noi qua e Voi là", che statutariamente si adatta maggiormente agli eventi privati, non è difficile da comprendere se si tiene conto della quantità di riscritture e restyling post-covid visti in tutti gli ambiti e in tutto il globo e se si considera che Vinitaly non è propriamente una fiera paesana.

Tuttavia, visto anche il cambio di strategia di vendita, marketing e comunicazione di molte case vinicole (che oggi preferiscono dedicare in loco o in location più prestigiose e più riservate tempo di qualità ai propri clienti, per un racconto senza fretta di vini e terroir), non è detto che il nuovo modello scelto dall'organizzazione funzioni a priori se, cambiando troppo il registro mentre anche molte aziende cambiano il proprio, si sbagliano rotta e copione.

Se rimane infatti indubbio che questo concentrato di prodotti e aziende abbia il vantaggio e il merito di avvicinare realtà che altrimenti mai si incontrerebbero, il suo successo sarà decretato tanto dai numeri degli scambi economici, quanto dagli indici di utilità e di gradimento per tutti, gli unici venti capaci di far gonfiare e spiegare le vele. E di critiche all'organizzazione, inclusa la mia, nel durante di Vinitaly ne sono state scritte tantissime, lette subito anche grazie alla potenza del racconto in tempo reale che offrono i social media.

Veronafiere, dal canto suo da anni nulla concede alla comodità di noi ospiti o all'estetica del luogo e non dico che si vorrebbero allestimenti di design, ma neanche la quasi totale assenza di sedute comode o di angoli gradevoli all'occhio. Inoltre si mangia davvero male e ci si sposta da un padiglione all'altro seguendo corridoi spogli,  troppo simili a quelli dei depositi per container. Per fare business sono necessari anche un po' di comodità e di eleganza. O no?

La rassegna "Parole nel Calice" con la quale Fisar ha presentato in autonomia 3 libri a tema vino in 3 diversi stand è stata organizzata fuori dai programmi ufficiali.

Sono stati tenuti fuori dagli accrediti stampa i giornalisti e le giornaliste che non scrivono per testate strettamente di settore. O almeno questa è l'esperienza (e la risposta automatica) ricevuta personalmente per il diniego, senza neanche l'eleganza di indicare almeno il mio nome. 

Nonostante tutto questo alacre dividere tra diversi dentro e fuori però, a mio parere Vinitaly non riguadagna quel vanto di evento esclusivo che si vorrebbe attribuire, trasformando di fatto la fiera 2024 in un evento che pur controllando tutti i perimetri delle proprie frontiere, manca di trovare la giusta rotta per il porto delle qualità integrate, mancando anche di farsi strumento di attrazione e degustazione informata per quel vasto pubblico di giovani che oggi snobba il vino e si orienta verso altri prodotti e sul quale il settore si interroga e discute da tempo.

Insomma, la cultura del vino, quella aperta anche ai non addetti ai lavori, quella che avvicina, che si racconta, che si condivide, che si discute e si assaggia insieme, se non la si promuove anche in queste occasioni, dove si colloca?

Non è restato altro allora che suddividere la visita adeguandosi alle categorie date e visitando Vinitaliy un po' con la qualifica di operatrice, un po' con quella di "winelover" ma sempre, (sempre!) da giornalista per tutte le giornate, sperando in altro per la prossima edizione, alla quale sin d'ora auguro Buon Vento e maggiore capacità di visione!

Altrimenti, come hanno già fatto altri... si andrà altrove.

(Crediti: Foto di EP, ultima free da Unsplash)

 

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