AMERICA Alex Pretti ucciso dall'ICE

🔴DAGLI USA - Ancora una volta la città di Minneapolis si è trovata sotto i riflettori a seguito di un drammatico episodio di violenza che coinvolge la polizia federale ICE (Immigration and Customs Enforcement): Alex Pretti, un uomo di 37 anni è stato ucciso in strada durante un brutale intervento degli agenti federali, aumentando ulteriormente il senso di indignazione e frustrazione negli USA e nel mondo per un episodio di violenza che segue di pochissimo quello che aveva già scosso la comunità con la morte di Renée Good. La reazione della popolazione tuttavia non si è fatta attendere e moltissime persone sono scese in strada per protestare contro le pratiche violente adottate dall’ICE. 

Per la prima volta vacilla la strategia predisposta da Trump e dalla segretaria all'Interno Kristi Noem, messa in discussione a ragion veduta anche dallo stesso partito repubblicano.

Chi assiste a questi episodi di violenza, non potendo intervenire, visto il grave pericolo che comporta, li documenta per poterli almeno denunciare.

Testimoni coraggiosi aiutano a scardinare quella narrazione menzognera che vuole giustificare atti di vera e propria giustizia sommaria di strada trasformandoli nel racconto di una pretesa quanto inesistente difesa personale.

Il clima di tensione è alle stelle e la cittadinanza sta documentando, registrando (letteralmente) e denunciando gli abusi e soprusi, i reati e le violenze che caratterizzano l’operato della milizia anti-immigrazione che gode del supporto incondizionato dell’amministrazione Trump, che tuttavia oggi ha dato istruzioni di cominciare a lasciare la città; il contingente avvia un ritiro parziale dal Minnesota ("con onore" a detta di Trump) dopo l'allontanamento di Gregory Bovino, ormai ex capo della Border Patrol. 

La scia di proteste che viaggia veloce anche sui social non si limita a Minneapolis: altre grandi città statunitensi come Chicago, New York, Los Angeles e San Francisco, hanno visto la gene scendere in piazza unite da un’unica richiesta: ripristinare la legalità, ritirare le forze ICE, fare giustizia per le vittime.

Il dibattito ha assunto una rilevanza tale da spingere anche figure istituzionali di primo piano a intervenire pubblicamente. Come il presidente emerito Barack Obama, che ha sentito l’urgenza di rivolgere un monito all’intero Paese, sottolineando la gravità della situazione e la necessità di riflettere profondamente sul ruolo e sui metodi delle forze federali di polizia.

In questo contesto, le proteste e le mobilitazioni rappresentano un segnale chiaro della volontà della società civile di non restare indifferente di fronte a episodi che mettono in discussione i valori fondanti della giustizia e della tutela dei diritti umani negli Stati Uniti. Ora l’Italia non resti a guardare.

Crediti: foto di copertina di Jon Tyson, Crime di Joshua Coleman, entrambe da Unsplash

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