La primavera d’autunno della Generazione Z
PIAZZE D'EUROPA - Le piazze europee si (ri)prendono il futuro e centinaia di migliaia di giovani da metà ottobre si uniscono in una protesta democratica diffusa e partecipata. Dalle tende in strada degli universitari di Roma al blocco dei licei di Parigi, fino ai cortei e sit-in in tutta la Spagna, la Francia come in Germania e Albania, l’Europa assiste a un risveglio che cancella anni di isolamento e distanziamento sociale.
Giovani donne e uomini europei occupano lo spazio pubblico con una determinazione nuova, trasformando la passività degli anni post-Covid in un’energia politica nuova, consapevole, propositiva e organizzata.
Una mobilitazione diffusa che segna il superamento definitivo di una fase di apparente torpore, in favore di partecipazione attiva.
Al centro di questa ondata di partecipazione civile, ovunque con troppi tafferugli e troppe cariche della polizia che non riescono però a distrarre dalle legittime ragioni della protesta, si colloca la richiesta esplicita che chi governa agisca meglio, in modo più democratico e inclusivo e per gestire e risolvere i problemi concreti del vivere quotidiano.

Studenti e giovani lavoratori e lavoratrici reclamano un ruolo primario nei processi decisionali che riguardano il welfare, l’istruzione e l'economia, con la necessità di far sentire la propria voce che si traduce in una richiesta chiara di protagonismo politico: i giovani ricordano che la democrazia ascolta tutte le voci e che il futuro non può essere disegnato da una classe dirigente distante dalle reali necessità del quotidiano di ogni Paese.
Il motore economico di questa protesta principalmente giovanile (ma non solamente dei giovani), è l'opposizione a quel carovita che minaccia i diritti, da quello allo studio a quello dell'indipendenza abitativa, da quello alla giusta remunerazione del lavoro a quello della mobilità. Le piazze di tutta Europa si uniscono nel denunciare affitti insostenibili e inflazione galoppante, elementi che precludono possibilità di futuro e di vita dignitosa.

A questa emergenza materiale si affianca una profonda critica alle priorità di investimento dei governi. Qeste manifestazioni, nate per chiedere un cambiamento, un cambio di passo concreto, mettono sotto accusa quello spostamento delle risorse pubbliche verso la spesa militare e i conflitti e quella politica che lascia indietro gli investimenti strutturali e non si impegna a sufficienza in politiche concrete per il perseguimento della pace.
Il milione di persone che venerdì 30 ottobre, è sceso in piazza in Italia in 70 città diverse, è fatto di manifestanti che chiedono, uniti, un’inversione di rotta immediata, dove il bilancio dello Stato privilegi la sicurezza sociale e la costruzione di un contesto internazionale stabile rispetto alla logica delle armi.
Nel contesto italiano, la mobilitazione si allarga con forza alla difesa dei servizi essenziali, mettendo sotto i riflettori anche la (cattiva) gestione del sistema sanitario nazionale. I giovani denunciano una sanità pubblica progressivamente deprivata di risorse finanziarie e penalizzata da una conduzione inefficiente del personale e delle risorse umane, che frammenta la tempestività terapeutica.

Questa partecipazione estesa e sentita, deve ora ridefinire l'agenda politica dell'Unione Europea.
Le piazze piene dimostrano che la Generazione Z possiede gli strumenti critici e la volontà necessari per generare un cambiamento. Il messaggio che ci deve arrivare dai cortei europei è quello di una gioventù consapevole delle proprie responsabilità, decisa a difendere il proprio diritto a un’esistenza stabile, a un’istruzione di qualità, a tutele sanitarie efficienti e a un mondo che investa sul benessere sociale anziché sulle dinamiche distruttive della guerra.
Riproduzione Riservata© - Fotogallery: da Unsplash