DISORDINI Psicosi in chat e caos da finti allarmi

DISORDINI - L’onda d’urto dei violenti scontri giovanili dello scorso 17 ottobre, violenze che stando agli analisti sono state apparentemente scatenate da diseguaglianze sociali e promesse mancate, si è trasformata ora in una densa psicosi digitale che sta svuotando le scuole del Nord Italia. Alimentata da audio anonimi e finti allarmi su WhatsApp e TikTok, la paura di aggressioni e devastazioni fuori dalle scuole ha fatto scattare la massima allerta tra prefetture e forze dell'ordine dalla Lombardia alla Romagna.

Ma mentre gli inquirenti blindano gli istituti e denunciano i primi minorenni per procurato allarme, confermando la natura fake delle minacce, il caos scatenato delle chat evidenzia la scia reale di un disagio generazionale profondo e difficile da arginare. Il tema delle sfide educative, insomma, grida forte.

A generare il panico è stata soprattutto la circolazione nelle chat studentesche di minacce shock, come presunte “liste di studentesse da stuprare nelle scuole”, l’avviso di violenze mirate contro “ogni ragazza in giro in città” e l'annuncio di nuovi cortei.

Sebbene, stando a quanto titola l’ANSA, si sia trattato di notizie in larga parte fake o in fase di verifica, la psicosi ha comunque terrorizzato, facendo impennare le assenze scolastiche fino al 50%. «Fake e falsi allarmi» propagati utilizzando foto vecchie o manipolate, per generare caos, «bufale – scrive ancora ANSA – che corrono sui gruppi Telegram».

Per la creazione di questi messaggi e la diffusione di notizie false e allarmistiche sono già stati identificati dalla Digos e denunciati alcuni minorenni (di 14 e 15 anni), amministratori di una chat WhatsApp dalla quale sarebbero partite.

Nelle città, comunque, si prendono misure preventive. A Rimini il sindaco ha disposto una vigilanza rafforzata nei pressi degli istituti scolastici per garantire la sicurezza e rassicurare le famiglie. E non si tratta di un caso unico.

A livello nazionale, la reazione arriva con l’ennesimo decreto sicurezza (l’ottavo pacchetto in 4 anni).

Nel decreto Cortei, la stretta del governo Meloni prevede il fermo preventivo per i minori e il nuovo reato di partecipazione violenta alle manifestazioni. Nuovi reati e nuove aggravanti per un nuovo decreto già approvato in Consiglio dei ministri, dopo un intervento di merito (e di senso) del Quirinale, per assicurarne il perimetro di costituzionalità.

Il decreto Cortei prevede inasprimento delle pene, arresti “differiti”, meccanismi di risarcimento danni con sanzioni amministrative ai genitori dei minori non imputabili e un controverso fermo preventivo applicabile anche ai minorenni. Insomma, si rafforzano in corsa i poteri delle forze dell’ordine per la gestione dell’ordine pubblico, in vista di possibili repliche dei disordini nei prossimi giorni e nel fine settimana. 

Stando al ministro della Giustizia Carlo Nordio il nuovo decreto «non costituisce una limitazione alla libera manifestazione del pensiero, ma ne è una garanzia».

Intanto tornano i militari in strada, con 500 unità assegnate alla città di Milano, la più colpita dai disordini del 17 ottobre. «Sarà la prova dei fatti per vedere se stiamo sottovalutando o intervenendo per arginare un fenomeno inedito», afferma il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

Tutto questo mentre il ministro della Difesa, Guido Crosetto, bolla i disordini come «il frutto di quella che lui chiama «guerra ibrida» importata da noi «ricorrendo a strumenti non convenzionali che si chiamano TikTok, social, Youtube». Senza però precisare di più su responsabilità e regia.  Crosetto, tuttavia viene sconfessato immediatamente da un altro ministro, quello dei trasporti: secondo Matteo Salvini non vi sarebbero «organizzazione o regia dietro i disordini».

Nel frattempo, la polizia postale fa le sue indagini e se all’inizio, sembravano mancare referenti e riferimenti, sui social compare il Movimento 17 ottobre (M1710), che si presenta con il manifesto dal titolo: “Ci rappresentiamo da soli” (fonte RaiNews - 20 ottobre).

Siamo in presenza di un movimento che si definisce senza leader e «senza padroni», composto da aderenti apparentemente autogestiti, che con un mini-manifesto in 9 schede formato slide-show e caratterizzato dalle ormai classiche strutture lessicali delle AI, si presenta come un movimento di giovani «che hanno deciso di smettere di aspettare» ma anche di persone che si «rifiutano di essere interlocutori di chi ci considera una minaccia». Cosa vogliono? «L’obiettivo è uno solo. Prendere in mano il nostro futuro» scrivono.

Se da un lato è positivo che vi sia una nuova ondata di risveglio giovanile dopo anni di torpore, dall’altro non lo è affatto ritrovarsi con un movimento fatto di slogan e senza regole che, al contrario di quello pacifico e culturale pre-covid delle Sardine, si esprime ed esordisce con azioni di violenza strutturale.

Rivendicazioni sociali anche serie, purtroppo espresse in maniera violenta da una generazione che vuole partecipare ma che al momento non sa dialogare né sa come esprimere altrimenti e in maniera costruttiva il proprio malessere.

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Crediti: foto di copertina di Aziz Acharki, da Unsplash, non collegata né riferita ai disordini descritti da questo articolo.

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