TERRORISMO Aldo Moro e Giornata della Memoria
MEOMRIA – I giorni del terrorismo li ricordi dal silenzio. Quello calato per le strade e tra le persone. Quello che faceva amplificare conversazioni appena bisbigliate. Li ricordi dai volti cerei e dalle espressioni piene di sgomento di quei genitori che venivano a riprendere i figli a scuola. Come avviene il giorno del rapimento di Aldo Moro, allora presidente della Democrazia Cristiana (DC).
Dal rapimento alla morte di Aldo Moro passano 55 giorni. Dal 16 marzo 1978, quando viene rapito da un commando delle Brigate Rosse (BR), al 9 maggio dello stesso anno, quando il suo corpo viene fatto rinvenire nel bagagliaio di un'auto, dietro la sede del Partito Comunista Italiano (PCI).
Uno degli scopi del sequestro (ma ovviamente non l'unico!) era quello di negoziare uno scambio di prigionieri con lo Stato italiano. Opzione conclusasi senza successo. Per quasi due mesi il Paese rimane col fiato sospeso. Poi… quell’uomo rapito a Roma in via Fani ricompare esanime in via Caetani. Assassinato. Il suo corpo senza vita fatto ritrovare nel bagagliaio di un’auto, una Renault 4 rossa.
47 anni fa, il giorno del rapimento di Aldo Moro, perdono la vita i cinque componenti della sua scorta: il maresciallo dei Carabinieri Oreste Leonardi, l’appuntato Domenico Ricci, il brigadiere Francesco Zizzi, l’agente Raffaele Jozzino e l’agente Giuliano Rivera.
È così che il 9 maggio diventa la Giornata della Memoria dedicata alle vittime del terrorismo (legge 4 maggio 2007 n° 56). «La Repubblica riconosce il 9 maggio, anniversario dell'uccisione di Aldo Moro, quale "Giorno della memoria", al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo, interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice».
In occasione della prima ricorrenza, nel 2008 l’allora Presidente Giorgio Napolitano afferma: «Quel che più conta è scongiurare ogni rischio di rimozione di una così sconvolgente esperienza vissuta dal Paese, per poter prevenire ogni pericolo di riproduzione di quei fenomeni che sono tanto costati alla democrazia e agli italiani».
Ma le indagini su questi fatti cosa dicono? «Molte sono state le incongruenze rilevate nelle indagini compiute in quei giorni, e alcuni aspetti della vicenda non sono mai stati del tutto chiariti».
Una Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro e della sua scorta è stata istituita con Legge 30 maggio 2014, n. 82. Con la finalità di accertare "eventuali nuovi elementi che possono integrare le conoscenze acquisite dalle precedenti Commissioni parlamentari di inchiesta sulla strage di Via Fani, sul sequestro e sull'assassinio di Aldo Moro" e eventuali responsabilità "riconducibili ad apparati, strutture e organizzazioni comunque denominati ovvero a persone a essi appartenenti o appartenute" (dal Sito della Camera dei Deputati camera.it).
In uno stringato comunicato rilasciato dalla famiglia alle 17.30 del 9 maggio 1978 si legge: «La famiglia desidera che sia pienamente rispettata dalle autorità di stato e di partito la precisa volontà di Aldo Moro. Ciò vuol dire: nessuna manifestazione pubblica o cerimonia o discorso; nessun lutto nazionale, né funerali di stato o medaglia alla memoria. La famiglia si chiude nel silenzio e chiede silenzio. Sulla vita e sulla morte di Aldo Moro giudicherà la storia».
Silenzio ancora una volta. Un silenzio che continua e che presto vedrà scivolare questa vicenda nell’oblio. Visti i tempi che corrono, auspichiamo allora che ogni voce e ogni memoria, da quella antifascista a quella antibellicista, sino a quella antiterrorista, tenendo viva la memoria tengano salva e salda la nostra e ogni altra Democrazia.
Crediti: Immagine di copertina tratta dal sito del Ministero della Difesa, messa a disposizione con licenza CC BY-NC-SA 4.0 DEED
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