BONDI BEACH Israele accusa l'Australia
SYDNEY – L’attentato del 14 dicembre a Bondi Beach, Sydney, che fa contare 15 vittime, è opera di una coppia di criminali, padre e figlio, da poco identificata. Mentre uno dei due attentatori è stato ucciso e l’altro è al momento in terapia intensiva, la polizia verifica l’eventualità di un terzo aggressore.
Un atto di coraggio civile ha impedito che il massacro assumesse proporzioni maggiori: Ahmed al Ahmed, 43 anni, ha disarmato uno degli attentatori consegnandolo alla polizia, rimanendo tuttavia a sua volta ferito da due colpi.
Il premier australiano Anthony Albanese considera l’attentato «un attacco mirato contro gli ebrei australiani, un atto malvagio, antisemita e terroristico».
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha colto al volo l’occasione per accusare Canberra di aver «gettato benzina sul fuoco dell’antisemitismo». Tanto cinismo e tanta mancanza di realismo seguono all’iniziativa di Netanyahu dello scorso agosto, quando accusò la politica australiana che riconoscendo lo Stato palestinese si sarebbe andato a incoraggiare «l’odio per gli ebrei».
«Il sangue delle vittime» e la perdita di queste vite non gravano sul governo australiano come accusa su X il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir.
Ogni atto di terrorismo, infatti, è deprecabile e il fatto che il premier Israeliano e il suo ministro colgano anche questa terribile occasione per allontanare da sé e dal proprio esecutivo ogni responsabilità per le ondate di antisemitismo nel mondo - sentimenti che si sono levati e sono andati crescendo a causa del genocidio del popolo della Palestina - denota e conferma, ancora una volta il fallimento di questa leadership Israeliana disumana e senza onore. Leadership che solo il popolo di Israele ha il potere di sconfessare e fermare.
Foto di copertina by Julian Hanslmaier
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