VENEZUELA Il mondo "segue" gli sviluppi
DIRITTO INTERNAZIONALE - Il Presidente Usa Donald Trump, dopo l'attaco a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 con cui sdoganava il disprezzo per le istituzioni democratiche del proprio Paese, con l'azione del 3 gennaio 2026 in Venezuela, un blitz armato in un Paese sovrano per la rimozione e l'arresto del suo (pur controverso) leader, Trump sdogana anche il disprezzo per il diritto internazionale, conferendo legittimità de facto al metodo dell'aggressione a un qualsivoglia Paese sovrano.
Se la guerra dei dazi non ha funzionato esattamente come Trump avrebbe voluto, pur producendo effetti economici particolarmente gravosi per i Paesi che se li sono visti recapitare, con i fatti del 3 gennaio (a Trump pare piacere particolarmente farci iniziare l'anno nuovo con qualche sgradito fuoco d'artificio) e con l'aggressività trumpiana che torna a esprimersi in termini bellici, ogni potenza che da ora vorrà sopraffare un altro Paese con un qualsivoglia motivo o pretesto sa che il mondo non saprà/potrà/vorrà reagire.
E sa che gli Usa hanno smesso di essere -e non saranno mai più- quel baluardo di democrazia sul quale per ottant'anni ci hanno bombardato di propaganda in tutte le salse.

(Foto by Jose M da Unsplash)
Prove generali e validità del metodo
Se le prove generali di questo modo di fare "politica" le avevano già fatte in tempi recentissimi Netanyahu e Putin con le loro guerre, uccisioni, genocidi e continue violazioni dei diritti umani, del diritto internazionale e di tutte le tregue e trattati, il postulato di Donald Trump sul Venezuela dimostra la... validità del metodo.
Nel mondo che conosciamo, privo di voci alte per la Pace e privo di leader politici di spessore, la Pace è finita e la Democrazia è alla canna del gas. Ieri abbiamo sentito Trump e il suo staff fare affermazioni a ruota libera nella grottesca, improbabile e roboante conferenza stampa in diretta da Mar a Lago (Florida).
Tratti in arresto il Presidente Maduro e sua moglie, con varie accuse, tra cui quella di essere a capo del narcotraffico, la conferenza stampa di contestualizzazione degli Usa ci ha detto quanto «fantastica» considerino questa loro operazione, una azione da pacificatori e difensori del mondo dal pericolo dei narcos e dei governi felloni!
Gli Usa, per voce di Trump, si dichiarano senza mezzi termino o giochi di parole pronti a una buona «gestione del Paese», dei suoi soldi e della sua industria petrolifera (per la quale si parla già di rinnovamento delle infrastrutture).
Tutto questo in attesa di una buona alternativa di governo: esiste una vicepresidente, quindi per ora per Trump quanto accadrà ai vertici resta sospeso. Gli Usa comunque prenderanno le redini del governo del Pase nelle intenzioni degli Stati Uniti.
Il diritto internazionale stracciato. La sovranità di un paese terzo letteralmente messa sotto i piedi, ovvero sotto gli stivali (boots) di quei mille soldati che hanno consentito la realizzazione del blitz sparando e bombardando, pur senza un bilancio di vittime. A parte la democrazia, ovviamente.
Avvertimenti a Cuba e non solo
Con l'occasione, Trump e il suo entourage, lanciano anche messaggi molto chiari ed espliciti nei confronti di quella Cuba «governata da un vecchio incompetente e affetto da Alzheimer».
Il messaggio è chiaro: nelle intenzioni Cuba sarà la prossima in lista per un cambio di regime made in USA? Stando alle parole sentite parrebbe di si, con un avvertimento che potrebbe applicarsi anche a qualsiasi altro paese del mondo.

(Foto by Mike Newbry da Unsplash)
Reazioni e silenzi dal mondo
Sul Venezuela, dunque, abbiamo visto rozze mosse da Risiko, progetti e rivendicazioni che svelano una realtà politica Usa agghiacciante, ma mentre il mondo prevalentemente condanna l'aggressione come palese violazione del diritto internazionale, il nostro Governo per il momento gioca con le parole.
Nella dichiarazione di Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio, infatti, troviamo il solito insieme di artifici linguistici, proclami sovranisti e giustificazioni accanto a qualche parola di circostanza usata per porsi al riparo da critiche.
«Ho seguito gli sviluppi in Venezuela fin dalle primissime evoluzioni. L’Italia, assieme ai principali partner internazionali, non ha mai riconosciuto la auto-proclamata vittoria elettorale di Maduro, condannando gli atti di repressione del regime e ha sempre sostenuto l’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica.
Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico.
Continuiamo a seguire con particolare attenzione la situazione della comunità italiana in Venezuela, la cui sicurezza costituisce la priorità assoluta del Governo».
Intervento da comparare -per capire cosa sia la vera leadership politica- con le parole del premier spagnolo Pedro Sanchez, che ha affermato:
«Il Venezuela? La Spagna non ha riconosciuto il regime di Maduro. Ma non riconoscerà nemmeno un intervento che viola il diritto internazionale e spinge la regione verso un orizzonte di incertezza e belligeranza.
Chiediamo a tutti gli attori di tenere in considerazione la popolazione civile, di rispettare la Carta delle Nazioni Unite e di impegnarsi per una transizione giusta e negoziata»
Tra le voci dagli Usa, il Senatore Bernie Sanders è tra coloro che ricordano al proprio Paese e al mondo come funziona la democrazia e che l'agire arrogante e illegale di Trump:
📌renderà gli Stati Uniti e il mondo meno sicuri;
📌darà il via libera a qualsiasi nazione al mondo che voglia attaccare un altro Paese.
«Trump non ha l'autorità costituzionale per attaccare un altro Paese. Quando il 60% degli americani vive di stipendio in stipendio, dovrebbe concentrarsi sulla crisi interna, porre fine al suo avventurismo militare illegale e smettere di cercare di "governare" il Venezuela per le grandi compagnie petrolifere».
Quanto alla posizione dell'Europa in materia, questo è quanto scrive sui social la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
«Seguo molto da vicino la situazione in Venezuela. Siamo al fianco del popolo venezuelano e sosteniamo una transizione pacifica e democratica. Qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. Con l'Alta rappresentante Kaja Kallas, e in coordinamento con gli Stati membri dell'Ue, stiamo assicurando che i cittadini dell'Ue nel Paese possano contare sul nostro pieno sostegno».
Si prospetta un anno interessante
Al di là delle voci dei singoli e delle singole personalità politiche, spicca soprattutto la debolezza di quasi tutte le posizioni. Non resta allora che disporsi a seguire attentamente gli sviluppi, come si sono affrettati a scrivere e a dire in molti.
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