NEWS Lavitola, Ranucci e l'inganno perfetto

ATTUALITÀ - Credevamo, sbagliando, di esserci lasciati alle spalle le stagioni delle bombe. L’incredibile “iniziativa” dell’attentato che Valter Lavitola commissiona ai danni dell’amico (sic!) Sigfrido Ranucci (16 ottobre 2025 – azione dinamitarda davanti al cancello di casa del giornalista), ci ricorda, al contrario, che ci eravamo soltanto illusi.

E non solo perché le guerre in Medio Oriente, Gaza e Ucraina ricordano quotidianamente le crepe delle democrazie a chi non si volta dall’altra parte, ma perché in estate, in Italia, commemoriamo le stragi delle bombe di Ustica (27 giugno 1980 - 46° anniversario – abbattimento del DC9 Itavia in volo tra Bologna e Palermo) e di Bologna (2 agosto 1980 - 46° anniversario – attentato neofascista nella sala d'attesa della stazione centrale).

Proprio nei mesi in cui torniamo alla Memoria, la confessione di Lavitola e questo ordigno ci trasportano fuori dall'illusione e dalla dimensione del solo ricordo istituzionale, per (ri)portarci in altre logiche che, oltre l'evocazione dei fantasmi della strategia della tensione, svelano le trappole dei falsi alleati e dei falsi amici.

In tutto questo c'è anche chi, dalla politica, tenta di strumentalizzare la situazione per allontanare (sospendere) Ranucci dalla conduzione di Report, dimenticando evidentemente qualcosa.

Al di là delle inevitabili reazioni e delle immediate condanne mediatiche nelle quali il dibattito pubblico rischia spesso di scivolare, resta fondamentale sul caso Lavitola-Ranucci, come per tutti gli altri casi giudiziari aperti, il principio per cui spetterà esclusivamente alla magistratura, attraverso il vaglio delle aule di giustizia, appurare la reale sussistenza dei fatti e accertare le responsabilità penali.

Non può mancare però la solidarietà a Ranucci, comunque vittima di un attentato.

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