MELONI Governo longevo e Italia al palo
POLITICA - Sarà longevo il Governo Meloni, ma è anche un governo della politica dell'annuncio, della messinscena e del presenzialismo coreografico di gusto giurassico. In fatto di libertà di stampa* ad esempio, in questa manciata di anni anni abbiamo visto solo perdite e arretramenti. Dal cancellare quasi ogni incontro e confronto tra premier e giornalisti al preferire post e video sui social, dal mettere in discussione programmi Rai al veder migrare conduzioni e format di successo ad altre reti.
C'è poco da festeggiare quando con Telemeloni si sono viste cose mai viste: dalla diminuzione dei programmi culturali al caso Report, limitato nelle repliche estive, spostato dalla prima serata del lunedì alla domenica e infine decapitato della conduzione di Ranucci e riassegnato a Claudia Di Pasquale, dopo un polverone mediatico e una battaglia della redazione.
Il più longevo dunque, pur mantenendosi ben lontano dall'essere uno dei migliori, per un «record» che a mezzo post Giorgia Meloni fa finta di «non esibire» ma che parrebbe aver rassicurato i mercati finanziari e che l'esecutivo rivendica come il lavoro di «una coalizione unita [...] con una visione comune e che ha scelto di stare insieme non contro qualcuno, ma per realizzare un progetto per l'Italia». (Post FB del 4/9/2026)
Lasciando da parte quelle costruzioni del linguaggio del post che fanno pensare a un abbondante uso del suggeritore di testi dell'intelligenza artificiale (ma oggi lo usano tutti, no?), vogliamo parlare di crisi economica, salari al palo da anni, prezzi alle stelle, sanità a gettone e un'estate - e non solo - di trasporti nel caos?
O magari della politica? Ricordiamoci che con questo governo longevo abbondiamo in figuracce planetarie e perdita di credibilità internazionale del Paese (tra fascinazione MAGA, caso Ceuta e caso Almasri, solo per limitarci a citarne tre) e dei Ministeri, in testa Cultura, Turismo e Affari Esteri.

Le principali zone d'ombra che gravano sul bilancio di questo governo e che ci si guarda bene dall'elencare, riguardano l'economia e il fisco, lo stallo delle grandi riforme costituzionali, la crisi della sanità e del welfare, la gestione di immigrazione e sicurezza e le criticità legate a libertà e diritti civili. E nessuna, ma proprio nessuna vera attenzione alle istanze e alle esigenze delle donne.
A questo quadro, che già da sé spinge ad augurarci miglior fortuna, si aggiungono le criticità legate ai ritardi nell'attuazione del PNRR, al rallentamento della transizione ecologica, alla persistente precarizzazione del lavoro con i bassi salari e al ricorrente scontro istituzionale con la magistratura.

E questa è solo la punta dell'iceberg. Si spera ora che quel richiamo aulico conclusivo di «Avanti, con i piedi per terra e lo sguardo rivolto al futuro» con il quale la premier conclude il suo post odierno, non significhi che quello che ci prospetta sia rincorrere programma e visione del futuro vergate recentemente da Vannacci nel suo manifesto politico programmatico.
Quello a seguito del quale la Procura militare di Roma ha avviato un'indagine perché in odore di ricostituzione del partito fascista, che come tutti sappiamo è vietata dalla Costituzione. Ovviamente, nello specifico caso sollevato dagli esposti del Sindacato dei Militari contro il partito Futuro Nazionale fondato da Roberto Vannacci l'ultima parola spetterà alla magistratura.

Siamo al palo o al lumicino? Alla luce di questi e di molti altri fatti, la lezione che emerge è che la stabilità da sola non basta a garantire né la qualità di un esecutivo né la capacità di proporre riforme. Più che per meriti propri, l'evidenza ci dice che questo governo è riuscito a evitare scossoni e a durare nel tempo, sfruttando a proprio vantaggio le divisioni e le debolezze strutturali delle opposizioni.
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*Nel 2026, su 180 paesi l'Italia si "guadagna" il 56° posto (su 180 Paesi) nella classifica sulla libertà di stampa stilata da Reporters sans frontières (RSF)
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Crediti: Foto di copertina di EP per Power & Gender. Altre foto: Mappamondo di Kyle Glenn; Cartello Nick Fewings; Candele di Mike Labrun. Tutte da Unsplash.