DDL antisemitismo Ancora proteste

ROMA - Dopo le proteste di settembre, a ottobre giornaliste, giornalisti e Associazioni scendono di nuovo in piazza in difesa della libertà di stampa e di parola. Il Coordinamento del Comitato Promotore #NoDdl1004 ha annunciato per il 2 ottobre, dalle ore 14 alle ore 16, a Roma, davanti a Montecitorio, un nuovo presidio contro il cosiddetto Disegno di legge Antisemitismo, in occasione della discussione del provvedimento in Aula alla Camera.

«L’appuntamento è promosso da oltre 250 realtà che hanno sottoscritto l’appello per fermare la “norma-bavaglio”, che, sovrapponendo la definizione di antisemitismo con il diritto di critica nei confronti delle politiche dello Stato d’Israele ai danni del popolo palestinese, se approvata, rischia di compromettere la libertà d’opinione e il diritto al dissenso, sanciti dall’articolo 21 della nostra Costituzione» scrive Amnesty International.

Il DDL antisemitismo che dopo il via libera della Camera ha avuto anche quello del Senato è "accusato" di criminalizzare la legittima critica alle politiche israeliane e di minacciare la libertà di stampa e di espressione.

Criticare Israele per le sue politiche non può essere un crimine nè può diventare un bavaglio di legge al giornalismo d'inchiesta e d'informazione.

Capiamo meglio di cosa si tratta.

La definizione di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (2016) determina quanto segue: «L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto».

Nelle spiegazioni si legge che l’antisemitismo si esprime ad esempio nel "mito del complotto ebraico mondiale o degli ebrei che controllano i mezzi di comunicazione". Tradotto: sarà impossibile parlare di lobby.

E ancora: l’antisemitismo si esprime nell'azione di "Accusare gli ebrei come popolo responsabile di reali o immaginari crimini". Tradotto, forse non si potrà più dire che stiamo assistendo al genocidio dei palestinesi

Non abbiamo visto però una clausola che impedisca di scrivere che "Israele come stato" si sta macchiando di genocidio.

Se "Negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione" e "Applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro stato democratico" equivale ad antisemitismo, come la mettiamo, rovesciando il concetto, con la negazione dei diritti dei palestinesi?

A leggere le fonti, ovvero il IHRA e il DDL DDL S.1722, a colpire sono la genericità delle informazioni rese disponibili, la mancanza di definizioni "di reato" oggettivamente chiare, oltre alle molteplici possibilità di interpretazione a cui paiono volersi disporre.

Nel focalizzare l'attenzione sulle piattaforme e genericamente su web e online, le linee guida sin qui viste mantengono di fatto grande ambiguità, aprendo al rischio di interpretazioni estensive e connotandosi fortemente al limite dell'impedimento alla legittima critica giornalistica.

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Crediti foto: Giulia Giornaliste Coordinamento Lazio - Roma: Manifestazione 9 settembre 2026

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