2 GIUGNO 1946 Con le donne si fa la Repubblica

BLOG Nota Libera - Il voto è democrzia

Il 2 giugno celebriamo la Festa della Repubblica Italiana, l'atto di nascita dell’Italia nella sua forma di Stato democratico moderno, forma liberamente scelta dalla cittadinanza tramite il voto. Ottant’anni fa, il 2 giugno 1946, le donne italiane votano per la prima volta a livello nazionale, per il Referendum istituzionale in cui si è chiamatə a scegliere tra Monarchia e Repubblica.

Inizia così la sfida democratica dei diritti delle donne in un Paese che, per lungo tempo e anche oltre la scrittura della Costituzione, le considera sotto la patria potestà degli uomini.

Il suffragio maschile in Italia ha avuto un'evoluzione graduale partendo nel 1848 ed evolvendo per stadi successivi fino al suffragio universale maschile del 1912. Il voto femminile, invece, è stato una conquista più sofferta, difficile e recente: il riconoscimento del voto attivo alle donne arriva solo nel 1945; la piena eleggibilità e il primo voto nazionale, invece, arrivano solo il 2 giugno 1946 ma segnano quel passaggio fondamentale che pone fine a decenni di esclusioni e promesse mancate.

Ecco perché ogni anno celebriamo questa data come porta fondamentale di ingresso nel tempo della democrazia, il passaggio da un mondo che rappresenta le donne solamente in bianco e nero, a un sistema democratico che restituisce colore e da nuovo peso e nuova visibilità alle cittadine.

Ecco perché in un anniversario come quello odierno tutte e tutti dobbiamo (ri)diventare consapevoli di questo step fondamentale che ci ricorda che il potere politico appartiene alla gente, al popolo, potere che si esercita attraverso il voto libero e democratico e ci ricorda l'impegno collettivo a difendere i diritti fondamentali di tutte e tutti, la giustizia sociale e l'uguaglianza, principi sanciti dalla nostra Costituzione.

Nei giorni in cui celebriamo l’ottantesimo anniversario del riconoscimento di questo diritto, però, dobbiamo purtroppo anche registrare un nuovo periodo di arretramento dei diritti delle donne - diritti che, comunque, come abbiamo già visto, sono stati tenuti sempre abbastanza di lato e considerati secondari - e che si riverbera in una sempre minore affluenza alle urne

Ma se questo stato delle cose era comprensibile nel 1945, quando una volta varato il decreto Bonomi* che estendeva il diritto di voto anche alle cittadine, ci si poteva permettere un titolo di giornale che protestava come «Mentre si muore di fame ci si preoccupa del voto alle donne» (Il Resto del Carlino, 31 gennaio 1945), oggi non riconoscerne l’importanza e astenersi dal voto costituisce un vero e proprio suicidio democratico. Perché disconosce e sfilaccia il senso profondo di quelle lotte storiche, di donne e uomini, funzionali ad ottenere questo diritto democratico fondamentale.

Cosa non facile se anche sul sito istituzionale della Camera, alla voce “Il voto alle donne” si trovano solo poche e piatte righe di testo che usano solamente 98 parole per raccontare uno dei passaggi democratici fondamentali di questo Paese, senza nemmeno nominare le 21 donne che furono elette all’Assemblea costituente. Va detto comunque che il sito dedica loro, ma nella sezione Camera giovani, un podcast e un documento scaricabile.

«Il 31 gennaio del 1945 con il Paese diviso ed il nord sottoposto all'occupazione tedesca il Consiglio dei Ministri presieduto da Ivanoe Bonomi emanò un decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne (Decreto legislativo luogotenenziale 2 febbraio 1945, n. 23). Il 2 giugno del 1946 le donne votarono per il Referendum istituzionale e per le elezioni della Assemblea costituente ma già nelle elezioni amministrative precedenti avevano votato risultando in numero discreto elette nei consigli comunali. Sui banchi dell'Assemblea costituente sedettero le prime parlamentari: nove della DC, nove del PCI, due del PSIUP ed una dell'Uomo qualunque». 

Diceva il Presidente Giorgio Napolitano, in occasione del 2 giugno 2007: «Non posso tacere la mia preoccupazione, per il crescere di fenomeni che costituiscono la negazione dei principi e valori costituzionali». E oggi, di questi fenomeni, ne vediamo moltissime rappresentazioni.

Nel silenzio consapevole e rispettoso delle cabine elettorali, esattamente ottanta anni fa, per la prima volta le italiane usano la propria voce per contribuire a determinare le proprie sorti e il nascere di una Nazione. Momento storico di cui troviamo magistrale rappresentazione nel film di esordio alla regia di Paola Cortellesi dal titolo "C'è ancora domani".

Se salvaguardare la democrazia significa esercitarla, l'astensionismo odierno, parla del silenzio inconsapevole di chi, donna o uomo, rinuncia a esistere, anche politicamente. Ogni scheda bianca, ogni rinuncia al voto, cancella un pezzetto di diritti e di libertà. Perdere la memoria degli sforzi e delle battaglie che hanno dato vita alla nostra Repubblica democratica non andando a votare, significa lasciare pagine bianche e il potere ad altrə di scrivere il nostro futuro. Davvero è questo ciò che vogliamo?

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*dal nome dell’allora presidente del Consiglio

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