Coppie di fatto: i DICO sostituiscono i PACS

Nonostante un clima da subito arroventato dalle polemiche, il decreto legge sulle unioni di fatto trova il suo cammino. Il primo passo è stato fatto giovedì 8 febbraio quando il Consiglio dei ministri convocato alle 17, da il via libera. Romano Prodi che spingeva per trovare una soluzione prima della partenza per la visita ufficiale in India, incassa l'intesa con la Margherita e la rottura con l'Udeur. La novità: si chiameranno Dico, ovvero diritti e doveri dei conviventi. L'iter del disegno di legge ora ripartirà dal Senato. La bozza su “Diritti e doveri delle persone unite in stabile convivenza” è frutto del lavoro dalle ministre Barbara Pollastrini (Pari Opportunità) e Rosy Bindi (Famiglia).

I neonati DICO sono stati fortemente difesi da Pecoraro Scanio che nei giorni scorsi sottolineava l'importanza che da quel provvedimento a nessuno venisse in mente "di toccare la sostanza del riconoscimento delle coppie di fatto". Preoccupazione legittima, anche alla luce delle interferenze della Cei e di Papa Benedetto XVI° che più volte avevano (sol)levato i cattolici contro le “forme di unione che destabilizzano la famiglia fondata sul matrimonio”.

In una reprimenda pubblicata sul quotidiano L'Avvenire il 6 febbraio (Non possumus), infatti, la Conferenza episcopale italiana esprimeva l'impossibilità ad accettare il disegno di legge in preparazione. Lo scoglio principale è stato comunque aggirato fcendo in modo che la dichiarazione di convivenza all'anagrafe venga resa dagli aspiranti conviventi in maniera "non contestuale".

Nelle linee guida, per la successione dell'immobile e per la tutela in materia di lavoro serviranno almeno 3 anni di convivenza stabile; 9 divantano invece gli anni di convivenza per poter far valere i diritti di successione. In materia di reversibilità della pensione del convivente si rimanda invece ad un riordino successivo.

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