CLIMA Va a 3 Giornaliste il premio CCNow 2025
GIORNALISMO & CLIMA - Un'inchiesta sul ruolo dell'industria dei combustibili fossili nella promozione di leggi contro le proteste. Il ritratto di una donna palestinese che raccoglie semi di varietà tradizionali resilienti al clima. Una vasta serie televisiva che affronta la profonda lotta al centro della crisi climatica, tra il salvare il pianeta e far crescere le nostre economie. Queste sono solo alcune delle migliori inchieste selezionate dal Premio giornalistico Covering Climate Now 2025 Award, del quale sono state effettive vincitrici Thaslima Begum, Vanessa Hauc e Ayoola Kassim.
Le vincitrici del Premio 2025 sono state selezionate tra più di 1.200 tra giornaliste e giornalisti di 50 Paesi, impegnati/e sul fronte della crisi climatica, da una giuria di 118 tra donne e uomini del giornalismo di spicco, provenienti da 32 paesi e territori, molt/e dei/delle quali a loro volta vincitori e vincitrici o finalisti/e nelle passate edizioni.
«Ognuna di queste donne ha perseverato contro grandi avversità per fornire alla propria comunità le informazioni necessarie per assumere decisioni consapevoli in tema di emergenza climatica, comprese le possibili soluzioni» ha dichiarato il direttore esecutivo di CCNow, Mark Hertsgaard.
Ma sono tantissime le "Winning Stories" selezionate per le varie categorie del premio, tutte estremamente interessanti. La giornalista Whitney Bauck ad esempio, è l'autrice dell'aticolo vincitore di una menzione nella categoria Food & Agriculture (pubblicato il 29 marzo 2024 su The Guardian*).
L'articolo presenta Vivien Sansour, fondatrice della Biblioteca dei Semi Ereditari della Palestina con sede in Cisgiordania, un progetto avviato nel 2016. La missione di Sansour è duplice: onorare il patrimonio e la cultura palestinese di fronte a una violenza che minaccia entrambi e contribuire alla sicurezza alimentare a livello mondiale, con varietà di semi palestinesi ben adattate a condizioni climatiche estreme.
L'autride dell'articolo «intreccia una serie di argomenti complessi, tra cui guerra e conflitto, sistemi alimentari, biodiversità e questioni di giustizia affrontate dalle persone che vivono in prima linea sia nella crisi climatica sia in una vera e propria zona di guerra. Pur essendo franca sugli orrori di Gaza, la caratterizzazione sfumata e calorosa di Sansour da parte di Bauck suggerisce anche che la riparazione sia possibile, rendendo questa storia, in un certo senso, “una boccata d’aria fresca” e “bellissima”, secondo i giudici».
Non si tratta di una semplice conservazione, ma di un progetto che valorizza lo scambio continuo dei semi, riportando una pratica antica quasi estinta. I semi raccolti provengono da varietà resilienti al clima, capaci di sopravvivere in terre aride e con poca irrigazione, coltivate per millenni dai contadini palestinesi.
Prima della guerra attualmente in corso «gli insediamenti israeliani -si legge nell'articolo- hanno invaso la terra e le aziende agricole spingendo i coltivatori locali lontano dalle varietà di semi tramandate per generazioni. In un periodo di circa 10 anni, l'area "è passata da un'agricoltura completamente basata sul suolo e sul sole", in cui venivano coltivate diverse colture insieme, a un sistema di monocultura dipendente in gran parte dalle aziende agricole israeliane per semi e input chimici» ha dichiarato la fondatrice della Biblioteca dei semi.
Un'iniziativa conservativa di segno agricolo e storico-culturale, dunque, ammantata anche di vera e propria resistenza politica, che mira a rafforzare la resilienza agricola di fronte ai cambiamenti climatici, proteggendone al contempo la memoria culturale e la connessione con la terra.
This story is part of CCN Covering Climate Now’s joint coverage network - Follow us on #coveringclimatenow #The89Percent #poweregender
Riproduzione Riservata© - Foto di copertina: Screen shot dal sito CCNow - Fonte: CCNow
* Titolo dell'articolo: They kept us alive for thousands of years: could saving Palestinian seeds also save the world?