SLOW WINE Le donne sanno innovare

VINO AL FEMMINILE - [Bologna] Chi produce vino, in un certo senso realizza un’opera d’arte, la propria, dove ogni etichetta è frutto di un dialogo interiore tra la terra, la vigna e colei o colui che quel vino lo crea. Se un vino nasce a partire da un pensiero e da un'esperienza, oggi, più che mai, questo fare ha bisogno di etica e sostenibilità.

La manifestazione Sana Slow Wine, organizzata da BolognaFiere con la direzione artistica di Slow Food, ha offerto la possibilità di conoscere il vino anche dalle angolazioni del fare etico e sostenibile. Quando «equità ambientale e sociale sono valori sempre più centrali nelle scelte di acquisto»* diventa altrettanto centrale ripensare il senso del come si produce.

Parlando con alcune produttrici dell’Emilia-Romagna, una regione che dalle colline al mare sta dimostrando da diversi anni a questa parte una forte crescita qualitativa, la capacità di avere uno sguardo nuovo emerge proprio dell’interpretazione e dal lavoro al femminile.

Nell’azienda di Giovanna Madonia sono «tutte donne in famiglia». Per Madonia, che ha quattro figlie, di cui una la affianca nella sua cantina omonima a Bertinoro, «esistono solo le donne». Fuori da fraintendimenti, ritiene che il vino sia particolarmente «adatto alle donne perché le donne hanno una visione del futuro che gli uomini non hanno. Le donne sono sempre proiettate nel futuro e il vino è solo futuro, perché dall’idea alla bottiglia ci vogliono minimo dieci anni di tempo, così il vino non lo vedi subito, ma in una prospettiva di lungo tempo. E le donne hanno questa visione dell’aspettare lo scorrere del tempo. Gli uomini invece hanno sempre molta più fretta. Il vino richiede pazienza e tempo e si adatta molto alla personalità delle donne».

Per Francesca Zanetti, Tenuta la Mancina, il suo vino la rappresenta e rispecchia completamente la sua personalità «anticonformista e battagliera» e il carattere di una donna che cerca sempre di «creare qualcosa di nuovo e di piacevole da sperimentare. Non solo per me ma anche per gli altri».

Per Chiara Condello il lavoro del vino… è «seguire il vino». Per realizzare un prodotto che «deve sempre essere veritiero e raccontare la storia più pura del luogo da cui nasce e dell’annata. Si rimane rispettosi della natura del vino, un passo dietro, per assecondarlo e lasciarlo libero di esprimersi».  

Irene Balim, in foto, titolare della Cantina del Frignano e Donna del Vino, realizza «un vino che sa di uva e sa di vita», un vino che mediato dall’interpretazione di donna, già dal primo sorso faccia capire ciò che si sta bevendo. «Un vino -dice- deve comunicare la propria originalità perché il vino e la vite sono una cosa viva e così ogni annata è diversa da quella che l’ha preceduta». Un vino, in conclusione deve trasmettere nel bicchiere, al contempo «la personalità del vino e di chi lo fa».

Molte le donne e le produttrici che hanno lavorato agli stand della fiera. Il racconto delle loro esperienze e dei loro vini ha contribuito a rendere questa manifestazione più completa e accattivante.

*Carlo Petrini, presidente e fondatore di Slow Food

 

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