SLOW WINE 2026 Donne & Cambiamento
BOLOGNA - La quinta edizione della SLOW WINE FAIR, con oltre mille espositori presenti e la partecipazione attesa di migliaia di appassionati oltre a numerosi professionisti/e del settore, si conferma manifestazione di rilievo anche internazionale. Una vetrina per i prodotti che, grazie a conferenze e momenti di confronto che viaggiano al fianco degli assaggi, sa porsi anche quale occasione per una riflessione comune sui principali temi, agricoli e non, che accompagnano il business e il mondo del vino. Al cuore dell'edizione un convegno tutto al femminile segna «una tappa del confronto avviato da Slow Food sulle questioni di genere».
Il Cuore dell'edizione
Cuore di questa edizione i tanti focus che da più punti di vista vanno ad analizzare l’impatto della produzione vitivinicola sulle economie dei territori e soprattutto sulle vite di chi lavora la terra: le conferenze, i talk, gli incontri, i libri, i prodotti alimentari, l’abbinamento con SANA, sono stati tutti pensati per stimolare riflessioni capaci di mettere al centro il valore umano e culturale del vino, un prodotto che in Italia e nel mondo le nuove generazioni dimostrano di non apprezzare pienamente, sentendolo distante dalle proprie realtà quotidiane.

Focus Donna
Nel pomeriggio della giornata inaugurale si è svolto il convegno tutto al femminile dal titolo L’uva è Donna (Arena Reale Mutua), «una tappa del confronto avviato da Slow Food sulle questioni di genere».
«Tuttora il femminile vive costretto in stereotipi e cliché che rendono certamente impervi i percorsi» afferma Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, introducendo la conferenza alla quale sono intervenute Laura Donadoni, giornalista e scrittrice, Amelia Birch, sommelier, imprenditrice e proprietaria del Wine Bar & Bottle Shop Famelia di Sydney (che si distingue per servire esclusivamente vini prodotti da donne) e la produttrice Franca Miretti, contitolare della Cantina del Pino a Barbaresco, (che ha raccontato la sua storia di resilienza e di conduzione dell’azienda una volta rimasta vedova).

Leadership e bias
L’incontro ha cercato di raccontare come il mondo del vino, tradizionalmente a trazione maschile e maschilista, stia vivendo una «lenta ma significativa inversione di tendenza, con le donne che stanno gradualmente guadagnando terreno» e affermando quella che a molti piace erroneamente chiamare una "nuova leadership". Erroneamente perché la leadership e l'empowerment delle donne in questo settore iniziano ad affermarsi dal 1800, se non prima.
Pur avendo posto al centro il lavoro agricolo delle donne e i dati statistici del loro sfruttamento in agricoltura, la discussione non riesce tuttavia ad andare oltre i soliti stereotipi e bias ricorrenti, limitandosi a una narrazione priva di vero approfondimento sul valore della leadership femminile e sul contributo eccellente delle donne al settore; dopotutto lo stesso incipit del dibattito impone il passo quando parte dal presupposto che le donne, «pur offrendo un contributo prezioso, rimangono troppo spesso invisibili a causa di una distorsione culturale che considera l’eccellenza prerogativa maschile». (Barbara Nappini)
Il mondo del vino, in materia di contributo femminile si crogiola da tempo in dati e statistiche (sentiti e risentiti) che ormai fanno sentire tutto il peso dei loro 9 anni: «il 28% delle cantine italiane è diretto da donne. La loro presenza cresce lungo la filiera, tanto che rappresentano l’80% degli addetti al marketing e comunicazione, il 51% del commerciale e il 76% di chi si occupa di accoglienza turistica». (dati Cribis/Crif marzo 2017)
Al cuore della discussione
Barbara Nappini ricorda che il percorso delle donne resta ostacolato da cliché e stereotipi; Laura Donadoni testimonia le discriminazioni vissute dalle donne nel settore, una presa d’atto dalla quale nasce il progetto europeo Grapes of Change* un osservatorio sul lavoro delle donne nel settore che, coinvolgendo partner di vari Paesi e oltre 150 aziende, ha la finalità di raccogliere nuovi dati e proporre strumenti formativi utili a cambiare le cose. Va in questo senso anche la testimonianza di Amelia Birch che, a Sydney, promuove vini prodotti da donne, quando evidenzia che «ogni nostra scelta di consumo può fare la differenza».
Plurisfruttamento e disparità
L’incontro L’uva è donna ha il pregio di denunciare le disparità lavorative e salariali sottolineando che la condizione delle lavoratrici agricole dovrebbe essere al centro di una battaglia di giustizia sociale: il recente rapporto dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil, dal titolo (Dis)Uguali La condizione di pluri-sfruttamento delle donne in agricoltura**, denuncia infatti plurisfruttamento, caporalato, disparità salariale e condizioni di estrema vulnerabilità, in particolare tra le migranti.
Le donne in agricoltura (circa 300 mila secondo le stime), ricevono salari medi nettamente inferiori rispetto agli uomini e sono spesso confinate in ruoli marginali, costrette a conciliare lavoro e cura familiare, esposte a ricatti e violenze. Secondo lo studio, inoltre, il lavoro delle donne in agricoltura “vale” meno: percepiscono almeno 1.800 euro annui in meno rispetto agli uomini e sono spesso vittime di sfruttamento economico mentre il loro lavoro viene considerato “un aiuto” all’economia familiare anziché una vera occupazione.
La storia di Paola Clemente, la bracciante agricola pugliese morta di sfinimento nelle campagne di Andria nel 2015, rimane il simbolo di questa vergogna (assolto in questi giorni, in appello, l’imprenditore agricolo accusato di omicidio colposo per la sua morte).
«Raccontare la condizione delle donne in agricoltura - evidenzia Jean-René Bilongo, presidente dell’Osservatorio - è un atto politico e sindacale. Dobbiamo valorizzarle, riconoscerne il ruolo fondamentale nelle campagne e garantire condizioni di lavoro giuste, dignitose e sicure. Solo partendo dalla conoscenza possiamo costruire una vera battaglia di giustizia sociale».
Per Barbara Nappini «Le donne in agricoltura sono sovrasfruttate, ma qui a Slow Wine Fair vediamo la rivoluzione del vino, determinata e gentile».
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Crediti Foto: Eva Panitteri e Helen Lopes da Unsplash
*Il progetto GRAPES OF CHANGE Tackling Violence in Wine Supply Chains - Per un settore vinicolo europeo libero da violenza e discriminazioni di genere è dedicato ai temi della parità di genere e della sicurezza sul lavoro, con l'obiettivo di supportare donne e giovani lavoratrici del settore vinicolo, particolarmente quelle di età compresa tra 18 e 34 anni, nel contrastare violenza di genere e discriminazioni nell'ambiente lavorativo.
L'iniziativa, guidata da SFC e promossa in collaborazione con quattordici organizzazioni partner distribuite in otto paesi europei, è finanziata nell'ambito dei programmi europei per l'uguaglianza di genere e l'innovazione sociale. Il progetto intende non solo prevenire episodi di violenza e discriminazione, ma anche promuovere culture lavorative inclusive nel crescente settore vinicolo europeo. (Fonte: Confindustria)
** Il Terzo Quaderno dell’Osservatorio Placido Rizzotto, presentato a Roma l’11 Novembre 2025, indaga la presenza, troppo spesso invisibile, delle donne nel settore agricolo italiano, attraverso dati, testimonianze e analisi.
Fonte virgolettati: Pagina Eventi Slow Wine Slow Food e CS 23 febbraio 2026
