STEREOTIPI Cambiare la narrazione dei media

MEDIA - Gli stereotipi di genere ancora proliferano nel giornalismo italiano e dalla cronaca politica alla cronaca nera, quando si parla o si scrive delle donne il linguaggio spesso è disattento, per non dire di peggio. Una proposta, allora, chiede di "obbligare" il giornalismo professionale a cambiare le parole del racconto del femminile introducendo nella formazione continua dell'ordine dei giornalisti, percorsi di formazione deontologica specifici sulle questioni di genere.

La proposta è del Consiglio dell'ordine dei giornalisti della Lombardia (promotrice Ester Castano, consigliera alle pari opportunità Odg Lombardia e componente di GiULiA Giornaliste) e chiede che un minimo di 5 crediti deontologici siano da ottenere attraverso momenti formativi specifici volti a evitare, nello scrivere e nel raccontare, le trappole degli stereotipi. Per l’assolvimento dell’obbligo formativo, infatti, giornaliste e giornalisti devono acquisire 60 crediti formativi in 3 anni, di cui almeno 20 deontologici e sta al/alla giornalista scegliere quali frequentare ma rendere obbligatoria anche la formazione all'utilizzo di un linguaggio rispettoso e coerente per trattare i casi di femminicidio, violenza, molestie o discriminazioni sta diventando questione urgente e importante.

L'informazione, dice Ester Castano dalle pagine del sito di GiULiA Giornaliste, dovrebbe «essere strumento di cultura e di sviluppo di senso critico della società» non «promuovere stereotipi di genere e pornografia del dolore ma mettere in pratica quelle poche e semplici indicazioni contenute nell’articolo 5 bis del Testo unico dei doveri del giornalista, il compendio deontologico che i giornalisti sono tenuti a rispettare nell’esercizio della professione».

Il testo prevede che 

a) si presti attenzione a evitare stereotipi di genere, espressioni e immagini lesive della dignità della persona;
b) ci si attenga a un linguaggio rispettoso, corretto e consapevole, all’essenzialità della notizia e alla continenza;
c) non si alimenti la spettacolarizzazione della violenza;
d) non si usi espressioni, termini e immagini che sminuiscano la gravità del fatto commesso;
e) si assicuri, valutato l’interesse pubblico alla notizia, una narrazione rispettosa anche dei familiari delle persone coinvolte.

Per garantire una corretta informazione servono formazione adeguata e conoscenza approfondita degli argomenti di cui tratta. Si guarda al 2024 sperando nella svolta.

[Fonte GiULiA Giornaliste]

[Foto a corredo dell'articolo: Free download da Unsplash]

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