DIRITTI Velo integrale tra obbligo e identità
STOP BURQUA A SCUOLA - «Presenterò un emendamento al Ddl Sicurezza per vietare il burqa a scuola. Prevedremo anche corsi di italiano per i genitori stranieri per evitare che uno studente disimpari a casa quanto appreso in classe». E' quanto annuncia il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara in un'intervista al Corriere della Sera.
«Organizzerò una grande assise a novembre per discutere dell’integrazione dei ragazzi stranieri, invitando esponenti delle forze politiche, sindacati, docenti, esperti, consulte degli studenti. Lì presenteremo la nostra visione e le misure già avviate in nome di un'Italia che sappia accogliere nel rispetto dell’identità e dei valori del nostro Paese. Il tema - sottolinea Valditara - è la condivisione dei nostri valori anche per chi viene da culture distanti». (ADNKRONOS)

IL VELO INTEGRALE - Parliamo di un indumento femminile islamico che copre completamente il volto, come il niqab o il burqa (distinto da altri veli come l’hijab che lasciano scoperto il viso) che negli ultimi anni diventa simbolo di un acceso dibattito culturale e politico, che riconosce in esso più uno strumento di controllo delle donne che di scelta personale.
Analizzando la questione dalla prospettiva di chi, come molti, ha forti dubbi sulla sua funzione e sul suo uso, emerge come il velo integrale possa negare l’autodeterminazione femminile, imponendo modelli di "estetica", di vita e di devozione religiosa, spesso supportati da pressioni sociali, familiari o comunitarie.
Negli ultimi anni, da più parti, il suo uso, infatti, evolve in obbligo, con norme estremamente rigide che in alcune giurisdizioni islamiche, anche sulla sola supposta violazione delle norme imposte dalle cosiddette autorità "morali", comportano punizioni ed esecuzioni arbitrarie.

(Artwork di Shamsia Hassani)
OBBLIGHI PER LE DONNE - Il sequestro (mascherato da arresto) e la successiva uccisione di numerose donne, talvolta solo per una ciocca di capelli che sfugge dal velo, alimenta il movimento mondiale Donna, Vita, Libertà! impegnato nella difesa dei diritti fondamentali e delle libertà femminili.
Un’analisi critica del velo integrale, solleva il velo su una domanda centrale: cosa sceglierebbero le donne se fossero davvero libere da condizionamenti culturali, familiari e religiosi? Molte potrebbero optare per non celare il volto, altre per la totale rimozione del velo. Il dibattito diventa allora una questione di diritto alla libertà personale e alla dignità, nella libertà di scegliere come mostrarsi al mondo.
Il velo obbligatorio, dunque, è o non è uno strumento di oppressione e controllo (statale, religioso, talebano), contrario alla libera autodeterminazione delle donne?
DONNA VITA LIBERTA' - Il movimento Donna Vita Libertà nasce nel 2022 in Iran - e si allarga a livello globale - a seguito della morte di Mahsa (Jina) Amini, una giovane donna curda iraniana arrestata e picchiata dalla polizia morale per il presunto uso improprio del velo. I funerali di Amini e le successive manifestazioni a Sanandaj e Teheran trasformano il dolore privato in protesta di indignazione collettiva globale, facendo emergere lo slogan come punto di riferimento nazionale e internazionale
Donna, Vita, Libertà, movimento portatore di un linguaggio condiviso e universale capace di travalicare le origini per unire le donne del mondo nella rivendicazione di diritti fondamentali e uguaglianza, forse, di velo integrale non vorrebbe mai più sentir parlare.

PARLIAMONE OGGI - Noi, invece, ne parliamo perché in queste ore il Ministro Valditara ha riaperto la questione del velo nelle scuole: «Se permettiamo - spiega - che una ragazza venga a scuola con il burqa, la includiamo accettando principi in contrasto con la Costituzione, come la discriminazione uomo-donna, ma non la integriamo. Accettiamo che sia una non-persona, le impediamo di socializzare». Il ministro fa poi sapere di poter valutare anche la possibilità di revocare il permesso di soggiorno a chi per ritorsione non dovesse mandare le figlie a scuola. (ANSA)
Ricordiamo che In Italia l’obbligo scolastico si estende dai 6 ai 16 anni, comprendendo gli otto anni del primo ciclo di istruzione (elementari e medie) e i primi due anni del secondo ciclo (superiori). Dopo i 16 anni, gli/le studenti possono "scegliere" di continuare l’istruzione.
Se insieme a questa proposta, nelle scuole si facesse viaggiare seriamente anche quella dell'educazione sessuo-affettiva, forse interromperemmo il cortocircuito che da troppi anni impedisce veri passi avanti nel riallineamento della scuola pubblica italiana alla realtà della società odierna, prima fucina di integrazione, prove di legalità, vita sociale ed educazione civica.
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