Le valutazioni dei comitati etici

I comitati etici e di studiosi contrari alla legge 40 hanno sempre invitato alla sua totale abrogazione: la legge non si ritiene semplicemente emendabile in quanto “si basa su un impianto autoritario […] interamente costruita su di una impalcatura di tipo ideologico che impacchetta un messaggio delle gerarchie vaticane” e che non affronta gli aspetti relativi alla salute della donna e della madre.

Franco Giordano (Rifondazione) al tempo del referendum, la definì una legge particolarmente ripugnante in quanto improntata al “controllo di segno maschilista sul corpo e sull’autonomia delle donne”.

Ed anche ipocrita, in quando sembra rispondere, più che alle esigenze delle persone, a quelle di mercato, (ad es. il turismo riproduttivo all’estero ndr), mascherandosi dietro al bisogno di portare ordine e legalità nel settore. Sarebbe un errore, affermò Giordano- “cambiarne delle parti lasciandone inalterata la struttura” in quanto “una legge dello stato non può avere un imprimatur determinato da un motivo ideologico di matrice cattolica”.

 

Ci si trova infatti in presenza di una legge iniqua che: 1) nonostante riconosce il diritto ad avere figli, pone gravi ostacoli la scelta di averli sani nonostante l'esistenza di strumenti per farlo; 2) introduce limiti ed impedimenti anche al principio di responsabilità sanitaria; 3) entra in contraddizione con la deontologia medica; 4) impedisce lo sviluppo scientifico quando vieta la ricerca sulle cellule staminali, unica speranza di guarigione per i pazienti affetti da malattie degenerative; 5) pur dichiarando di volersi occupare della salute di tutti (art. 1 – ndr) di fatto impone l’applicazione di un trattamento sanitario obbligatorio alle le madri.

 

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