Nuove professioni: non dite "badante"

Le chiamano badanti. In Italia sono tra le 600 e le 700mila le assistenti familiari -regolari e non- che si prendono cura dei più anziani. Una professione con richieste in costante aumento, alla quale non sempre corrispondono adeguati percorsi di formazione. Un impegno per la maggior parte svolto da donne straniere che dal 1° marzo 2007 ha una nuova regolamentazione: è entrato in vigore infatti il contratto nazionale sul lavoro domestico che rivede inquadramento, tabelle dei minimi contributivi, orari.

“Il fenomeno delle badanti è la risposta spontanea a un'insufficienza del settore pubblico nell'assistenza agli anziani. Un sistema di convenienze nascoste salda le esigenze delle famiglie con quelle delle straniere in cerca di soldi per mantenere se stesse e i parenti rimasti in patria”. Così spiega il fenomeno Pierangelo Spano, docente della Bocconi, secondo cui il 58% delle assistenti familiari viene contattata attraverso il fai da te.

Secondo l’Istituto di ricerche sociali di Milano (Irs), soltanto il 40% ha un contratto di lavoro, il 22% non ha contratto ma permesso di soggiorno. Gli altri, tutti irregolari e in nero. Il primo punto su cui riflettere allora è che la questione "badanti" per molto chiama in causa in prima persona: quante le famiglie che si avvalgono della collaborazione di una assistente familiare pagandola in nero? La paga mensile si aggira attorno ai 700/800euro per un impegno che nella stragrande maggioranza dei casi (70%) vede le donne vivere sotto lo stesso tetto delle persone che assistono. Spesso svolgendo mansioni domestiche. Ma anche mansioni infermieristiche, senza adeguata preparazione.

"Circa un milione le straniere che si dedicano all’assistenza dei non autosufficienti. Solo il 40% ha un contratto di lavoro. Le altre, irregolari e in nero, costrette a orari massacranti e alla segregazione. Ma per molte famiglie è l’unica soluzione" scrive Laura Eduati su Liberazione del 25/01/2007 (pag. 7).

"Un terzo delle famiglie italiane -prosegue- ha un anziano oltre i 65 anni. Per contro, l’offerta di assistenza pubblica è la più bassa d’Europa: soltanto 20 posti letto di lungadegenza ogni 1000 ultra 65enni.E solo l’1 % di anziani è assistito a domicilio . Se non fosse per gli addetti al welfare invisibile, la maggior parte degli anziani languirebbe nella solitudine e nell’abbandono. Oppure sarebbero a completo carico della propria famiglia, dove è quasi sempre una donna (la figlia, la nuora, la nipote, la sorella) che abbandona il lavoro per poter accudire i bisogni dell’anziano. Così si spiega una apparente stortura dei dati: il tasso di occupazione delle donne italiane è del 45,4% , quello delle donne straniere è più alto, il 51,2%. Secondo il ministero del lavoro, nel 2050 gli italiani ultraottantenni saranno 7,5 milioni. Se le statistiche ricalcheranno quelle di oggi (Istat), almeno la metà saranno disabili. Dunque andranno assistiti. E se il welfare italiano rimarrà quello che è, a farlo saranno soprattutto le migranti, costrette in una gabbia occupazionale: salari bassi (6700 euro di media), precarietà, orari senza limiti e spesso una vera e propria segregazione fisica nella casa dell’assistito".

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